70 Biblioteca della Eloquenza Italiana.
(1) Rime di M.Girolamo Molino (Gentiluomo Veneziano , de-
dicate da Celio Magno al Procurator Giulio Contarini ,con la Vita del Molino, scritta da Giammario Verdizotti ).In Venezia 1573. in 8. sen^a Stampatore.
(2) Rime di Pier Gradenigo ( Gentiluomo Veneziano). In Vene-
:zia pel Rampacene 1583. in 4.
(3) Rime degli Accademici Affidati di Pavia. In Pavia per Giro-
lamo Bartoli 1545. in 4.
Note di Apostolo Zeno.
gliere della Canèa , la Tragedia di Me-leagro , e poi a tesser fi diede due operein ottava rima, l 'Arte dì amare a imita-zione di Ovidio , e un poema epico , in-titolato Serse , sopra il passaggio di quelRe nella Grecia ; ma non ebbe tempo ditirarle innanzi , nè altro si seppe del suoMeleagro .
Ci) Il Proccurator Giulio Contarini ,amicissimo del Molino, che ai XXV. di Di-cembre nel 1Z69. d’ anni LXIX. era giàpassato di vita, in due cose principalmen-te segnalò la sua costante amicizia dopola morte di lui : l'una in aver voluto ,che la sepoltura di esso fosse fabbricatapresso la sua, nella Chiesa di Santa Ma-ria Giubenico, collocandone l’immagine,scolpita da Alessandro Vittoria , celebrestatuario e architetto , e onorandone lamemoria con un epitafio da esso Proccu-ratore composto: l’altra, in aver fattoraccogliere dal Verdizotti , col consiglio ,ed ajuto di Domenico Venterò , le presentiRime dell’amico defunto : tanto gli fu acuore , che ne passasse ai posteri , nonmeno la effigie, che la riputazione ed ilnome.
(2) Il raccoglitore, e il divulgatore diqueste Rime fu Francesco Sansovino , chele dedicò a Vincenzio Gonzaga , alloraPrincipe, e poi Duca di Mantova. Il Gra-denigo in quel tempo non era piò invita,essendo morto nell’Agosto del 1580. in suapatria. I nostri Patrizi, che in quel feli-cissimo secolo si esercitarono nella volgarpoesia , quanto più vaghi si dimostraronodi segnalarsi scrivendo, tanto meno si cu-rarono di dar fuori in vita le cose loro,le quali son ritrovando persona amorevo-
le, che dopo loro fi prendesse la cura dìporle in luce, ciò fu cagione, che moltene andarono meschinamente perdute , onegli scrigni privati rimaste sieno dimen-ticate' e sepolte . Da ciò provviene , cheil pubblico anche al presente si duole divedersi privo delle Rime di tanti valentiGentiluomini, come di Domenico , Luigi ,Marco , e Maffeo Venierì , di Jacopo Mo-cenigo , dì Giorgio Gradenigo , di Vincen-zio e Girolamo Quirini , e di tanti altri,i cui saggi poetici , sparsi e stampati invarie Raccolte di quell’ età , appena nehan lasciata passare a noi la memoria .Di Pier Gradenigo , che fu genero di Pie-tro Bembo, è rimasto presso de’suoi nobilieredi un buon volume di Lettere , le qua-li, se fossero impresse, ne istruirebbero dimolte particolarità assai curiose , sì dellavita di lui , come di quella del CardinalBembo , e d’altri letterati sì concittadi-ni, che esteri.
( s) L’Accademia degli Affidati di Pavianon ebbe il suo cominciamento , se nonVerso l’anno 15Ò2. secondo la testimonian-za di Luca Contile nel suo Ragionamentosopra le Imprese di essi Accademici , unode’quali fu anch’egli. Ma se le Rime de-gli Affidati furono stampate , come vuolqui Monsignore, nel 1545. convien crede-re , o che la loro Accademia fu sondataassai prima, oche il Contile non disse ve-ro , e sbagliò , o che queste Rime furonoimpresse XVII. anni avanti la fondazionedell’Accademia . 11 fatto si è, che l’anno1545. in cui Monsignore ne ha riportatal’edizione , va errato , e dee stare 15Ò5.che è quello appunto della stampa dellapresente Raccolta.
Rime-