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Tomo secondo.
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170 Biblioteca della Eloquenza Italiana.

razioni del libro sieno tutte morali , co-me suppose iì Fosfito , io per me nol cre-do ( a ), per non esservi ragione di na-scondere sole dottrine morali sotto i mi-steriosi velami di tanti, sì strani, e oscu-rissimi nascondigli . Nè meno io ci veg-

Note di Apo

dove per altro non si ha memoria, che laschiatta Delia fosse mai nè tra que’patri-zi, nè tra que’cittadini aggregata.

(</) E per me pure io nol credo . Maal Vofsto si fa supporre assai più di quello,che egli disse e suppose . Egli non vide illibro di Polifilo , e r.e parlò sopra la rela-zione , che gliene diede Baldafsar Bonifa-cio suo amico ( De Historic. lutin. lib. III.cap.IX. pag. 803.). Nam, sono parole dilui, bistorico buie operi propofitum est esten-dere , CUNCTA , quorum amore depereuntbornines , nibil aliud , quant SOMNIUM ,■videri : le quali nulla più significano diquello, che nel titolo del libro sta espres-so : Flypnsrotonomacbia Poliphili , ubi huma-na CUNCTA non nifi SOMNIUM efset do-cet . Vero è , che il Vofiio volendo inter-pretare il nome di Polifilò , alterato da luiin quello di Polyfilo , entrò in sospetto ,che questo nome non fosse vero , ma fin-to, e significasse AMICIS A 3 UNDANTEM,traendone , per moralità , che omnes seremagie amant mandanti , quam teterna : delqual suo pensamento lo riconviene il giàcitato Bernardo Moneta ( Menagiana l.c.p. 253.) , a cui ritornerò qui in appresso.

(J>) V interprete del fogno di Polifilo en-tra in un sonno assai più cupo e profon-do di quello stesso Polifilo. Stando con gliocchi serrati , non sa vedere, comeFr««-cefo Colonna sia stato frate Domenicano ,e della città di Fenezia . E pure è chia-rissima verità, che egli fu di queil’Ordi-ne, e di questa Città. Senza ricorrere ali’autorità degli Scrittori, alla testa de’quàlista hcand'O Alberti , coetaneo del Colon-ita, e tiare aneli’esso Domenicano , ondela sua asserzione farebbe gran forza con-tra l’opposta ; addurrò una nota originalea mano, che sta in fine al libro I. di Po-lifi/o in un esemplare della prima edizio-ne, esistente nella libreria de’Padri Dome-nicani Osservanti di Venezia j comunicato*

go come Polifilo , o Francesco Colonna ,possa essere stato Frate Domenicano, edella città di Venezia, come parmi, chepensasse Leandro Alberti , e altri con se-co {b). Che inquanto al titolo di Fra-te, espresso nel!’ acrojlico , questo in tjue’

mi dal P. M. Fra Bernardo Maria deRttbeis,altrove da me a titolo di onoranza men-tovato . Di tal nota , scritta , vivente ilColonna , non trascriverò qui fedelmente,se non quella parte , che appartiene almio assunto , giacché per disteso la me-desima è stata divulgata nel tomo XXXV.del Giornale de’letterati d’Italia pag.zoo.

MDXII. XX. Junii MDXXI.

„ Nomen veruni auctoris est Franciscus„ Colurana VENETUS, qui fuit ORDI-„ NIS PIUEDICATORUM . Adhuc vivit( cioè , tanto nel 1512. quanto nel 1321.)„ Venerisi in SS. Johanne & Parilo.

Nel catastico de’Padri di questo Conventode’ Santi Giovanni e Paolo vien registratouno strumento, rogato negli Atti di Boni-facio Viani q.Matteo, Notajo pubblico diquesta città , col quale rimane stipulatocerto accordo tra que’Religiosi , e la Scuo-la grande di San Marco Panno MDXXV.in tempo del Priorato di Frate Damianoda Venezia , maestro di sacra Teologia .Tra i Padri del Convento , che quivi sisottoscrivono leggesi il nome del PadreMaèstro Fra Francesco Colonna da VENE-ZIA , e vi sta in primo luogo , per esseregli il più vecchio , o di età , o di pro-fessione religiosa . Nei libri di memoriedello stesso Convento fi trova più voltementovato il detto PadreFrancefco Colon-ia , sempre con l’aggiunto di VENEZIA-NO ; e in particolare ali’anno 1481. XI.Novèmbre vien qualificato del titolo diMaestro: così negli anni 1300. 1512. 1318.1323. nel qual anno sotto il dì XIII. diOttobre se ne fa ricordanza, come di per-sona decrepita. In età finalmente di LXXX.e più anni M. Franciscus Columna V. ( Ve-netus) obiit 1327. menseJulio : cosi ne’sud-detti registri ; e nel Chiostro primo dalla

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