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Tomo secondo.
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x88 Biblioteca della Eloquenza Italiana.

(i) Giuoco piacevole di Ascanio de’ Mori da Ceno con alcunerime. In Mantova per Jacopo Rufinelli 1580. in 4.

Il Giuoco degli Scacchi , de’ costumi degli uomini , e degliuficj de' nobili , e di altri umani stati , di Frate Jacopoda Cestole dell’Ordine de’Predicatori. In Firenze per An-tonio Miscomini 1493. in 4.

(a) - - - E in Venezia presso il Bindonì 1534. in 8.

Dialogo de’Giuochi, che nelle Veggi e Sancii ti usano di fa-re, del Materiale Intronato (Girolamo Largagli). InSie-na per Luca Bonetti 1572. in 4.

Cento Giuochi liberali e d’ingegno, novellamente da M.In-

nocenzio Ringhieri , Gein libri X. descritti. In1551. in 4.

(2) WRedì lo cita a penna, ignoran-do, che si trovaste in istampa ; ma noncosì 1 ’ Ubaldìnì (a) . Ci è ancora ilGiuoco degli Scacchi di Luigi Lopez ,stampato in Venezia nel 1584. in quar-

Note di APO!

(1) * - - E prima senza le rime , ivi2 575 - in 4.

Sotto questo Capo conveniva dar luogoad un’altr’opera dello stello autore, edè:

* - - - Prima parte ( solamente) delleNovelle (XIV.) In Mantova per FrancescoOsanna 1585. in 4.

II volgarizzamento citato nel Voca-bolario , e stampato in Fiorenza dal Mi-scomini, è diverso da questo stampato daAlessandro Bindonì, e Mafeo Pasini nel 15 34.in 8.

(») Il Redi lo cita a penna sopra untesto del Dottor Giuseppe del Teglia , nonperché ignoraste, che fi trovasse in istam-pa, ma perché quel testo era più corret-to dello stampato , come fi può arguirchiaramente dal confronto del luogo cita-to da lui nelle Annotazioni al suo Diti-rambo pag. 168. della III. edizione ( Fir.

i»4.) . Anche gli Accademici dellaCrujca lo citano sopra un codice anticodi Francesco Venturi, perché lo credetteromigliore dello stampato, e non perché tallo ignorassero . Per la stessa ragione egli-

ntiluomo Bolognese ritrovati , eBologna per Anselmo Giaccarelli

to . Ma di tutti i Giuochi ci è da dirpoco bene : e di questo in particolare *dopo San Pier Damiano può vedersi ilBarberino ne’ Documenti pag. 314. (£)

to lo Zeno.

no fann’uso dei testi a penna, quando IItrovano più corretti di quelli , che sonoa stampa. Frate Jacopo da Cessole era Fran-cese , della diocesi dì Rems , e secondo ilManni ( lftor. del Decamer. pag. 357. ) ,natio di Tierache in Piccardia . ScrissequestoTrattato in latino verso la fine delsecolo XIII. e ’l testo latino è non sola-mente manoscritto in più librerie , mastampato ancora in più luoghi . L’autoredice nel proemio di averlo predicato in vo-ce al popoli 1, e che la materia era piaciu-ta a molti nobili, e però ebbe motivo discriverlo ad onore della degnità loro . Illibro è diviso in IV. Trattati, e ogni trat-tato in più capi. Il nome del suo volga-rizzatore, che su Fiorentino, o Toscano,non si sa ; ma fiorì certamente nel buonsecolo della lingua. Ce ne sono traduzio-ni antiche in Francese, e in Tedesco.

(£) Il Barberini ne parla pag. 304. eivi ne condanna non il Giuoco , ma iltroppo giocarlo ; e San Pier Damiano nefa menzione nell’ Epistola X. dal libro I.