jg8 BlLBIOTECA DELLA ELOQUENZA ITALIANA.
e di non molta grandezza , poiché nelcodice , che fu di Giambattista Strozzi ,mentovato dal Salviati ( Avvertirti. Voi. I,pag. 113.;! e dagli Accademici, esso è le-gato in un sol volume con altre operette,tum da una mano copiate : onde non èpossibile, che nello stesso contener si pos-sano i cinque grossi tomi dei due soprad-detti Romanzi , stampati dal Tramezzi-no. Terzo, la Tavola rifonda , anche inlingua Francese, è un Romanzo da perse( aeVticel.Biblioth.tom.il. pag. 175.), di-stinto da quello di Lancilotto , e dei dueT ristani , e con altro titolo , ora di Ro-manzo dei Cavalieri della Tavola riton-da , ora del libro del Re Artù , ora delValente Cavaliere Artù di Bretagna, si tro-va in detta lingua , tanto in più mano-scritti, quanto in istampa. L’intero dellastoria favolosa della Tavola rifonda ab-bracciano non solamente i libri di Lanci-lotto,. deiTi istani, e di Mtliaduste ma visi aggiungono il Gioseffo di Arìmatla, ilMerlino, il Re Artù , il Galealto , il Gi-rone , il Perceval , e ’1 Sangraal, fonda-mento, e termine di tutti questi Roman-zi. Quarto finalmente, per metter più inchiaro la diverfità del libro della Tavola:vitanda , citato dagli Accademici , ne hoconsultato con lettera il Signor DomenicoMaria Mannt , il quale cortesemente micomunicò il cominciamento di quattro, ocinque primi capi del testo a penna, chesta ne) Banco XLTV„ num-27. della libre-ria Medicea-Laurenziana , dal cui con-fronto conobbi ad evidenza , esser quelcodice divertissimo, e tutt’altro dai libristampati dal Tramezzino .■
Che poi il Romanzo della Tavola rifon-da , citato nel Vocabolario, sia in linguapurgata, e pretta Toscana, senza mesco-lamento di voci straniere , sfattone al-quante tolte dalla Francese, da cui vieneoriginalmente, Io attesta il Salviati {l. c.pag. 114.), dandone il seguente giudicio .Ed è la detta TAVOLA, e tutti questi li-bretti , che seguono in quel volume , fuorsolamente picciol numero di parole FRAN-CESCHE, d’ANTICO, e PURO linguag-gio, breve , e vago oltre modo, e la cuci-tura delle parole con graziosa e semplicemaestria. F. prima del Salviati i Deputa-ti del LXXIIf. cosi nel Proemio ne giu-dicarono ; Va ancora attorno la TAVOLAÎUTONDA , « parte di ejsa , cavata pur
dal PROVENZALE ; ma di questa ci hadue trasunzioni j una ordinaria molto AN-TICA v l’altra uscì dal Conte Pietro diSavoja , avuta , come dicono , dagli origi-nali del Re di Francia , ma da cui susterecata nella lingua nostra , è incerto , maPIENA di BUONE VOCI è ella. Che iRomanzi stampati dal Tramezzino stenPIhNI di VOCI VENEZIANE e LOMBAR-DE, e non accettate nella < 7 r«/es, già siè veduto apertamente dal sovrapposto ca-talogo, che d’altre ancora in maggior nu-mero arricchir si potrebbe , se la bisognail chiedesse -, e però è forza conchiudere,che quelli sono opera , e trapazione di-versa da quella della Tavola rifonda, al-legata dagli Accademici, e da altri Scrit-tori Fiorentini , senza volersi mai valeredei testi dei Tramezzino , non perché gì’ignorastero, ma perché non erano di PUROlinguaggio, nè di BUONE VOCI in tuttoPIENI , tante di straniere ed impure es~Endovene qua e là tramischiate.
Rimane ancora a mostrare , che i libristampati dal Tramezzino NON sono cosiANTICHI , come quello della Tavola ri-fonda , il cui volgarizzamento si giudicadal Salviati esser fatto nel rzzz. o in queltorno . In essi appariscono molti indizidelia loro antichità , facili a ravvisarsidalla semplicità dell’espressioni, dalla ri-strettezza e brevità de’ periodi , e se gliavessimo quali di primo guscio sortironodi mano ai primi loro volgarizzatori, po-trebbono passare per buoni testi di lingua,e far ragione al giudicio favorevole delFontanini.. Ma vero fi è , che essi furonostranamente interpolati , e imbrattati divoci basse , non Toscane , e non buone ,come di sopra ho dato a vedere : al cheaggiungo ciò che non lascia più luogo dadubitarne, qualmente nel secondo Tasta-no si parla in molti Capi del Re Don Gio-vanni di Spagna, e dei Conti di Aro, diLemos, Mondezza Val afa , e Gusmano,nomi tutti noti nelle Storie di Spagna en-tro il secolo XV.
Finirò una volta di parlare di questiRomanzi con una curiosa e fo> se nuova os-servazione; ed è, che l ’Ariosto nella let-tura di essi spese gran tempo , e se’mol-to studio, avendone alcuni di quegli epi-sodi, e racconti, nel suo gran Poema in-trodotti , serzachè cotesti suoi furti ve»follerò discoperti da alcuno t e in patti-nola-