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Tomo secondo.
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L44 Bilbioteca della Eloquenza Italiana;

(*) Memorie di Matilda, la gran Contessa d’Italia, di France-sco Maria Fiorentini , restituita alla patria. In Lucca perPellegrino Bidelli 1642. in 4.

A questo libro del Fiorentini , merita-mente stimato dai celebri scrittori, Gio-vanni Cardinal Bona , Luca Olflento ,Antonio Pagi , e Carlo Ducange , il qualperò intese la voce Fiorentini per nomedella patria , e non per cognome di sìdegno e onorato gentiluomo , non èmancato a’ dì nostri chi, secondo le suetuone inclinazioni in sequela degli an-tichi scismatici, ha studiato di calunnia-re dolosamente le gran virtù della Con-tessa Matilda per aver lei fatta profes-sione di beneficare e difendere con ani-mo invitto la Chiesa Romana in perso-na de’ sommi Po tesici contra i loronemici. A chi si persuade, che basti ilfremere , perché si esalti chi difende laChiesa Romana , se qui il luogo lo com-portasse , mi fermerei a rammentare piùcose, con le quali si è stato poco a in-grossare i volumi di conghietture vastis-sime , e colme di ardire. Ci è un giu-sto e pieno libro , composto nel 161-4.da Michele Lonigo ( Leonicus ) della Ter-ra d’Este, già prefetto dell’Archivio Va-

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zarono poscia la Parte HI. con una no-vella lettera in nome loro al GranducaFerdinando I. nella quale parlano dellamorte di Orlando lor padre, e dell’obbli-go ad essi loro addossato da lui di pub-blicare il rimanente della sua Istoria ,benché non finita, e imperfetta . Quanto.poi al Granduca C esimo II. questi succe-dette a Ferdinando I. nel 1609. cioè adire, dieci anni dopo la stampa di tuttal’opera; e però erroneamente egli vien quimesso in campo, e mentovato dal Montanini .

(*) Il Fiorentini, autor, che ha’l suomerito, è uno dei più favoriti da Monsi-gnore, perché gli è occorso di citarlo aìlio favore in altri suoi scritti ; e perchéda alcuno de’suoi avversari è stato con-

ticano , 'de Insigni donationc ComitiffeMatildis [ Apud Leunclavium lib. 3. Ju-ris Grteco-Romani tom.I. pag. 187. edit.Marquardì Freheri 1596.] Non bisognaimbrattare immodestamente di menzognele carte con lusinga , che un dì non siscopra F insidia ; non oportet in iis , quatechnas sophijìicas non admittunt , calli-ditate Jbphtjlica uti , scrisse GennadioCostantinopolitano: e Li Tommaso Se go-to ci è una Diatriba de contemnendistmpcritorum & malorum hominum voci-bus . Molti hanno scritto di questa granPrincipessa, ma dopo il Fiorentini, quiora non serve addurne altri. Aggiunge-rò bensì il detto di Batisa Casale nellasua orazione a Clemente VII. in legemagrarìam prò communi Militate & eccle-siaflica Ubertate tuenda , ed è questo :Quid aliud Martinus Lutherus molitur ,nifi , ut qute Ecclefiarum sunt , iti prì-vatorum usus ccdant ? qua nihil effe op -tabilius potefl bis , quos improbitas adfacinus perduxit,

tradetto, ma con buoni documenti, e so-de ragioni, non con calunnie, e sofismi.Questo termine di sofismi gli cade spessis-simo giù dalla penna, onde pare che egline abbia conosciuti assai più di quelli ,che ha scoperti , e confutati BernardinoTomitano in un’opera espressamente com-posta su la sofistica ( IntroduBio ad sopbi-sticos elencèos Aristotelis . Tenet.154.4.. in 8 .) .Di quest’opera del Fiorentini facea granconto il celebre Leibnizìo , il quale cosine giudica nella XXIV. delle sue Epistolescritte al Magltabecbi, ultimamente stam-pate: Vita Magna Metildis — thesaurumcontinet praclararum notitiarum, nttgis ex-plofìs, quas vulgo ex se mutuo transcribuntbìstorici .