288 Biblioteca della Eloquenza Italiana.
Locato , Gaspero Bucato Domenicani ,Angelo Firenzuola Vallombrosano, Gi-rolamo Bardi Camaldolese , e qualche-dun altro, quasi vergognandosi di essered’istituto religioso ( a ). Da una letteradel Bembo a Giammatteo suo nipote ,[pag. 1 6z. 2. ] si vede , che il Trijsmoebbe la Deca I. di Livio , tradotta involgare dal Boccaccio , ma che senza unaltro tesi» migliore, sconsigliava che sistampasse da Tommafo Giunti , e che siaccompagnasse ad altre versioni ( b ) ,
[ Lettere tom. IL pag. 5 2. 2. preso Aldo ] .
Note di Apo
(s) A questi potevasi mettere a fiancoGiocondo Veronese , Francescano , e nonDomenico, Antonsrancesco Doni , e Fran-cesco di Soldo Strozzi, Serviti, e se si vo-lesse accrescere il numero col ruolo de’Preti secolari, se ne potrebbe esporre unafilastrocca più lunga. Ma quanto a Remi-gio Fiorentino , moltissime son le sue ope-re , ove egli apertamente fi pubblica dell'Ordine de’ Predicatori. Gaspero Bugati nonfi palesò per Domenicano nella sua Isto-ria universale, ma nol dissimulò ne\V Ag-giunta fatta alla medesima ; stampata inMilano per Francesco e gli eredi diSimonTt-Yìi 1587. in quarto . Il Bardi nella Par-te III. della sua Cronologia si dice in ab-breviatura M. C. cioè Monaco Camaldole-se , e tale apertamente si nomina in fron-te al Cronico di Giovanni Lucido stampa-to dai Giunti in Venezia 1575. in quarto,rum additionibus R. P. D. HieronymiBar-di Fiorentini Camaldulenfìs ; e nella dedi-cazione al Generale di tutto il suo Ordinesi sottoscrive F. Hieronymus FlorentinusMonachete Camaldulenfìs. Egli essendo Pio-vano della Chiesa di San Samuele in Ve-nezia, mori ai 28. di Marzo 1594. in etàd'anni 50. e vi su seppellito. Il Firenzuo-la usci dell’ osservanza Vallombrosana, esu Proposto di Prato, terra allora, e poicittà di Toscana. Il Doni parti assai gio-vane di Firenze , e fermatosi in Veneziacon abito di Prete , più non rientrò frai Serviti , suo primiero istituto. I Frati‘ Turchi , e Remigio ebbero la costumanzadi tacere il loro essere religioso nelle ope-
Akrove mentova una Deca I. più anti-ca , ma non del Boccaccio [ Letteretom. III. lib.V. pag. 81.] : e questa èforse la stampata in Firenze da LuccaBonaccorsi cartolajo , che fu dedicata aBernardo Cambini , in foglio , a duecolonne , senza anno e luogo ; graziosanelle formule, ma piena di vocaboli giàtralasciati , come disse il Bembo di untesto , che vide . Il Salvtati [ Avvertim.tom. I. lib. II. cap. xii. pag. io 6 . ] no-mina appunto due volgarizzamenti dellaDeca I. tratti amendue dal Provenzale .
stolo Zeno.
re di argomento profano ; ma non cosifecero in quelle di soggetto sacro, e mo-rale , praticando ciò per rispetto, e nonper vergogna del loro istituto: sicché ven-gono a rendersi degni più di scusa , ched’altro , se non di lode . La sottigliezzadell’accusa sa ad essi loro più torto, chela cautela del loro silenzio.
(V) La Deca I. di Livio , tradotta involgare, a detto del Bembo, dal Boccac-cio, esistente appresso il Trissino, al qua-le il Bembo la se’ richiedere per quattrogiorni da Giammatteo suo nipote, era un.testo diverso da quello, sopra di cuiTom-maso Giunti avea in animo di farne unaedizione, poiché questo secondo testo nonera quello del Trissino , ma in potere diGiovanni Giorgi, e per essere scorrettissi-mo, il Bembo sconsigliava il Giunti dallostamparlo, senza prima cercarne un altrotesto migliore, siccome altro ne avea ve-duto, dì non buona lettera, ma senza com-parazione molto più corretto . Ci è peraltro gran dubbio intorno a cotesta ver-sione di Livio, fatta dal Boccaccio. I De-putati , il Salviati, e i Signori della Cru-sca non danno campo di assicurarlo, an-zi i primi ne muovono difficoltà , e diquel testo , che tanto essi esaltano nelloro proemio, vien giudicato da loro es-serne la lingua dell' età innanzi j a lui .Un altro volgarizzamento, di cui parla ilBembo ( Lettere voi. IL lib. V. ), per niente ,die’egli , non è traduzton del Boccaccio ,anzi a lui parve edere scrittura piìt anti-ca , che non fu il Boccaccio . Quello che