ZZZ Bilbioteca della Eloquenza Italiana.
(i) - * - Il Bifide di Platone , tradotto da Francesco Colombi ,e il Furore poetico ( l'Ione ) tradotto da Niccolò Trivi-sani in lingua Toscana . In Venera 1548. in 8. Jenvjtstampatore .
- - - L’Assioco, Dialogo di Platone del dispregio della mor-te, tradotto da Vincenzo Belprato . Sta nella Classe VI.capo XIV.
(z) - - - Tutte le opere di Platone , tradotte in lingua volgareda Dardi Bembo . In Venera per Domenico Niccolini 1601-tomi V. in 1 z.
Discorsi di Massimo Tirio , filosofo Platonico , tradotti dalConte Piero de’ Bardi . In Venera presso i Giunti 1642»in 4.
si) Il Colombi avea xvii. anni, e amendue si fanno scolari di Giovanni Fabrini.
Note di Apostolo Zeno.
( 1 ) Agli studiosi delle opere di Piato•ite , che a’nostri giorni appresso molti èsalito in gran credito, non sarà forse di-scaro, che io qui rammenti qualche altroDialogo dello stello, in volgar lingua por-tato: il Fedro, ovvero del Bello so piut-tosto della vera Eloquenza) tradotto inlingua Toscana da Felice Figliucci Lano-se , in Roma ptr Francesco Prijcianese 1544.in ottavo. Ci è parimente il Convito colcontento di Marsilio Ficìno , volgarizzatoda Fecole Barbarasa da Terni , in Vene-zia nel 1544. in ottavo. Il traduttore fugrande amico del Contile , e dell’ Atana-gi, e visse gran tempo nella Corte di Ro-ma sotto la protezione del Cardinale Ales-sandro Farnese.
(2) Dardi Bembo , figliuolo di David ,Gentiluomo Veneziano , comechè solfeesercîtatissimo nella lingua Greca , e neavelie fatto lo studio favorito , non ebbeperò di sè stesso tal presunzione, e fidan-za, che volendo far pubblico questo suovolgarizzamento di tutte le opere di Pla-tone , sdegnasse di soggettarlo ali' altruiesame , e giudicio , e di riceverne lumitali, che lo rendessero più fedele , e piùal testo Greco conforme . Piacque a lui
pertanto di raccomandarlo al parere diFabio Paolini Udinese , e di Lucio Scafa-no da Brindisi , pubblici professori in Ve-nezia , l’uno di lingua Greca, e l’altrodi umane lettere ; ma molto più si valsedi Majfimo Margunto Cretense , detto dalui lette-,■acijjimo , e nella lingua Grecaprincipalissimo , il quale , fattosi monaco ,avea con l’abito monastico mutato il pri-mo suo nome di Emanuelle in quello diMaJJimo, e per la stima , che di lui uni-versalmente era sparsa, era stato creato Ve-scovo àiCerigo, Isola dell’Arcipelago, det-ta anticamente Cytbera. Vecchio di LXXX.e più anni venne a motte in Candia suapatria nel 1Ò02. uomo , che di sè lascia-to avrebbe più chiaro nome, se allo scis-ma de’suoi Greci fosse stato meno attac-cato. Il frutto , che il nostro Bembo ri-cavò , e colse degli altrui saggi avverti-menti, e da quei massimamente del Mar-gunio, scorgest nella correzione, e nel mi-glioramento di molti luoghi , stampati infine di ciascun tomo della sua traduzio-ne, che è assai ricercata, e stimata . Piùsopra fi è parlato di un altro tomo, tra-dotto da lui, a compimento dei cinquequi registrati.
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