La Filosofia. 367
Trattato della Nobiltà di Lorenzo Ducei, in Ferrara per Vit-torio Baldini 1Ó03. in 4.
(1) Delle Mentite , discorso di Camillo Baldo . In Venezia per
Bartolomeo Fontana 1633. in 4. edi^II-ll Maremonte , ovvero delle Ingiurie , Dialogo di ScipioneAmmirato . Sta nel tomo III. de’ suoi Opuscoli , i qualiBell’approvazione per la stampa dal Coltellini si chiamanopieni d'ammaesir amenti cavallereschi e civili , nonché poe-tici e scritturali.
La Spada d’onore del Senator Berlingero Gestì . In Bolognaper Domenico Barbieri 1671. Parti Vili. in 4.
- - - Lo Scettro pacifico. Ivi 1675. in 4.
- - - pareri cavallereschi. Ivi 167 5. in 4.
(2) Editto del Cristianissimo Re Luigi XIV. contra i duelli e rin-
contri, tradotti in Italiano. Ivi 1671. in 12.
(1) La voce cavalleresca mentita , inlatino mcndacii exprobatio , non è anti-ca (a) ; ma fu praticata dal Muzio con-tra F Ochino in materia di Fede . Il verotalvolta avendo innocentemente faccia dimenzogna , dee sfuggirsi , come diceDante nel Canto XVI. dell’ inferno ,benché non sia vizio in sé, come peròlo è sempre il mentire (b) . La voce èoriginata da'Cavalieri erranti , a’ qualiper la loro unica professione di onore ,
disconveniva il mentire ; onde nelle No»velie antiche si legge verità di cavalle-ria , come se solfe una specie propria ,e diversa dalla comune , per avviso diScipito Gentili sopra il Canto iv. St.xxvr.del Tasso : e può vedersi ancora sopra ilCanto ix. St. xxm. e sopra il Canto 11.St. xxii.
(2) Ve ne ha una bella edizione diVienna d’ylujlria in ottavo,
Note di Apostolo Zeno.
( 1 ) Se Monsignore avesse accennatoessere ampliata questa edizione 11. nonmi prenderei qui l’assunto di avvisare ,che la I. già procacciata da VincenzioRainieri Bresciano , e data fuori in Bo-logna per Teodoro Mascheroni , e Clemen-te Tenoni nel i6zz. in ottavo , è di granlunga più difettosa, e imperfetta. Sì fattiavvisi non sono del tutto inutili in ca-taloghi di Biblioteche .
{a) Siccome la Scienza chiamata caval-leresca non è antica , così ha i suoi vo-caboli, che nell’antica e buona latinitànon hanno le voci proprie, che lor cor-rispondano da sè fole. Come tale Scien-
za prendesse piede in Italia niuno l’hadimostrato meglio del Signor MarcheseMaffei nel suo libro , la cui parte isteri-ca, e spettante ali’erudizione è stata in-serita in opere latine di scrittori oltra-montani , i quali gli han fatti suoi , ap-pena nominandolo di passaggio.
(ó) Ci sono certi casi, ove il mentirenon è vizio; come, per esempio, quandouno dice il faljo , e crede di dire il ve-ro: così l’Ariosto nel Canto V. stanza 8j.parlando di Lurcanio, accusatore dell’in-nocente Ginevra ;
E dice il salso, e non sa di mentire.
Il