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Tomo III.
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Lo proteggete. Io poi (dove che siaChe raccogli» il tuo fonte, e di qualunqueLoco emerga alla luce, inclito fiume,

Le Italiche regnando acque soggette)Sempre ti onorerò ; sempre i miei doniAvrai, tu che a pietà de nostri inaliTi se commosso. Or ne soccorri, e i tuoiVeri presagi raffermar ti piaccia.

Detto questo, di tutto il suo navileDuo legni elesse, e darmi e di compagniE di remi formili: ed ecco agli occhiManifesta gli fu la presagitaCandida troja e i candidi lattanti,

Che del liti accosciata era tra lerbe;

E a te menolla in sagrifizio, o Giuno,

Con la sua bianca prole, e a te luccise.

Per tutta quella notte, onde minore

Fosse il travaglio ai remiganti, il TebroAllentò le correnti ; e rifluendo,

Quasi dal corso si restò, siccomeFosse larga palude e quelo stagno:

Onde le due biremi a lor viaggioSe ne vanno sollecite, a ritrosoDellacque, a volo. Allinusato incarcoStupiscon Fonde istesse e i circostantiBoschi, mirando i rifulgenti scudiDegli armali guerrieri, e i pinti abeti.

Per tutta quella notte e il giorno appresso,Non dan mai requie a remi ; e via volandoPer le rivolte flessuose e i lunghi