LIBIIO OTTAVO
A le mi collcgarono già i)rima,
E a me, disposto del venir, fèan forza.
Della Iliaca città Dardano autoreE de’ Trojani, come i Greci han detto,Nacque d’Elettra , a cui fu padre AtlanteChe con gli omeri suoi folce le stelle.
Di voi Greci Mercurio è genitore,
Che la candida Maja ebbe concettoE partorito del Cillenio monteSulle gelide vette: cd è pur figliaMaja d’Atlante che sostien l’Olimpo.
In duo quindi è divisa una medesmaGente del sangue istesso: e in ciò fidando,Non legati, non messi ad arte istruttiPer tentar la tua mente ho qui mandati;
Ma da me stesso io venni a supplicarti,Siccome vedi. Quella gente istessaDe’ Rululi, al tuo nome anco nemica,
Noi pur persegue, o Evandro; e se fortunaFia che le arrida e noi cacci dal Tebro,Agevole conquista esser si stimaPer lei l’Esperia tutta, e quanto abbracciaL’un mare e l’altro. Abbi tu dunque in pegiLa nostra fede, e tu la tua ne porgi.
Noi pur siam forti in guerra, e core avemo,E gioventù per alte opre famosa. —
Cosi parlava il Frigio duce: c lisoIn lui cogli occhi Evandro, a parte a parteIl volto e la persona attentamenteConsiderava ; e breve indi rispose :