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Tomo III.
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LIBIIO OTTAVO

A le mi collcgarono già i)rima,

E a me, disposto del venir, fèan forza.

Della Iliaca città Dardano autoreE de Trojani, come i Greci han detto,Nacque dElettra , a cui fu padre AtlanteChe con gli omeri suoi folce le stelle.

Di voi Greci Mercurio è genitore,

Che la candida Maja ebbe concettoE partorito del Cillenio monteSulle gelide vette: cd è pur figliaMaja dAtlante che sostien lOlimpo.

In duo quindi è divisa una medesmaGente del sangue istesso: e in ciò fidando,Non legati, non messi ad arte istruttiPer tentar la tua mente ho qui mandati;

Ma da me stesso io venni a supplicarti,Siccome vedi. Quella gente istessaDe Rululi, al tuo nome anco nemica,

Noi pur persegue, o Evandro; e se fortunaFia che le arrida e noi cacci dal Tebro,Agevole conquista esser si stimaPer lei lEsperia tutta, e quanto abbracciaLun mare e laltro. Abbi tu dunque in pegiLa nostra fede, e tu la tua ne porgi.

Noi pur siam forti in guerra, e core avemo,E gioventù per alte opre famosa.

Cosi parlava il Frigio duce: c lisoIn lui cogli occhi Evandro, a parte a parteIl volto e la persona attentamenteConsiderava ; e breve indi rispose :