I,’ tSEIDE
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Tazio c i Quiriti austeri una gran pugna.Poscia gli stessi re, Tire deposte,
Dinanzi Pare, armati, ivan di Giove Impugnando le patere e le tazze;
E trafitto un majal d’ambe le parli,Giuravansi amistade e fèan sponsali.
Due fervide quadrighe ivi non lungoSpronavansi, da parti opposte, al corso;Straziando cosi dello spergiuroMezio il reo corpo ; e Tulio per la selvaDel traditore si portava i brani,
E di sangue stillavano le vepri.
Vera inoltre Porsenna , il re Toscano ,
Che tenea Roma in duro assedio, ond’ellaRitornasse Tarquinio esule in trono :
E per la patria libertade in armiCorreano i cittadini. Ire e minacceSculte nel volto avea quel rege altero,Perchè solo si ardisca incontro a luiTener Coelite il ponte, e da’ suoi ceppiSeiórsi Clelia, e varcar nuotando il fiume.Sovra lo scudo, effigiato in oro,
Eravi il sacro Campidoglio, e ManlioDella ròcca Tarpeja a la difesaE del tempio sublime: orrida ancoraD’agresti paglie, la Romulea reggiaRendea l’aspetto d’ umile abituro.
Fra i portici dorati iva sbattendo
L’ale un’ oca d’argento, e fèa schiamazzo
Avvisando che presso erano i Galli