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Tomo III.
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I, tSEIDE

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Tazio c i Quiriti austeri una gran pugna.Poscia gli stessi re, Tire deposte,

Dinanzi Pare, armati, ivan di Giove Impugnando le patere e le tazze;

E trafitto un majal dambe le parli,Giuravansi amistade e fèan sponsali.

Due fervide quadrighe ivi non lungoSpronavansi, da parti opposte, al corso;Straziando cosi dello spergiuroMezio il reo corpo ; e Tulio per la selvaDel traditore si portava i brani,

E di sangue stillavano le vepri.

Vera inoltre Porsenna , il re Toscano ,

Che tenea Roma in duro assedio, ondellaRitornasse Tarquinio esule in trono :

E per la patria libertade in armiCorreano i cittadini. Ire e minacceSculte nel volto avea quel rege altero,Perchè solo si ardisca incontro a luiTener Coelite il ponte, e da suoi ceppiSeiórsi Clelia, e varcar nuotando il fiume.Sovra lo scudo, effigiato in oro,

Eravi il sacro Campidoglio, e ManlioDella ròcca Tarpeja a la difesaE del tempio sublime: orrida ancoraDagresti paglie, la Romulea reggiaRendea laspetto d umile abituro.

Fra i portici dorati iva sbattendo

Lale un oca dargento, e fèa schiamazzo

Avvisando che presso erano i Galli