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Tomo III.
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LIBRO OTTAVO

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Posti all agguato ; e per le macchie e i dumiSavvolgeano, e lenean già della ròccaQuasi il sommo, difesi e confidatiNellorror della notte. Erano doroCapegli e vesti effigiate; a strisceDistinto aveano il sajo, e ai bianchi colliAurei monili; e in man duo dardi alpiniCiascun squassava, e ricopria le membraDel suo lungo barbarico palvese.

Quindi sculte v avea le sacre danzeE le feste de Salj e de Luperci,

Nudi le membra, co pilei sul capoDi bioccoli di lana, e con gli anciliGià caduti dal cielo; e il sagrifizioMenavano con pompa, in su le molliCarrette assise, per la via frequenteLe pudiche matrone. 11 divin fabbroPose in disparte del profondo AvernoLa bocca, e di Pluton la reggia aperta,

E il castigo degli empj. E tu pur veriFra questi, o Catilina , ad uno scoglioAcutissimo appeso, e agli spaventiDelle Eumenidi esposto. Era de buoniAltrove il loco, e Cato era lor duce.

Un gonfio mar scolpito era nel mezzo,

Dauro lucente, che volgea spumosiArgentei flutti: ed a lor tresche intesiCorrean delfini pur dargento, e fondeCon le code sferzavano e co dorsi ;

E in mezzo alla marina, allAzia pugna