unno ottavo
Col patrio sistro la regina, in mezzoAlla fervida pugna, iva accennandoE inanimando i suoi; nè ancor pon menteAi duo serpi che a tergo le si avventano.Quivi il latrante Anubi , e una famiglia -Di mostruosi Numi e di ree facceContro Nettuno e Venere e Minervalmpugnan Tarmi; e dove arde il conflitto,E dove è più la strage, incrudelisceMarte , che in ferro è sculto; e le funesteEumenidi , dall’alto, animo e lenaDanno alla pugna; e la Discordia esultaNel suo lacero ammanto, e la consegueCol sanguigno llagel l’aspra Bellona.Queste cose mirando, in alto asceso,Intendea l’arco e saettava Apollo :
Onde atterrito iva l’Egitto in fuga,
E davano le spalle Indi e SabeiA quella furia, e gli Arabi confusi ;
E Tisiessa regina, a fuggir volta,
Dava ai venti le vele c a tutta possaCelerava la fuga. Il fabbro eternoFra le stragi la seulse, c della morte,
Che presso le venia, pallida in volto:
E dal Japigio vento era sospintaVerso l’Egitto ; e il Nilo incontro a leiTutti gli aditi suoi dolente apriva,
E i latebrosi suoi ridotti, ai vinti.
Cesare v’ era alfin, che, trionfandoTre volte, entrava per le sacre mura
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