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Tomo III.
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Duo grandi armale si vedeano pronte,

E ferver tulio darmi e di navigliLeucade , e di molioro ardere i (ludi.Quindi Cesare Augusto a la battagliaGuida glitali tutti, e i senatoriE il popolo, e i Penati c i patrj Numi .Sublime ei stava in su la poppa eretto ;

E duo vivide fiamme erano gli occhi,

E la paterna graziosa stellaGli scintillava in capo. Era con luiAgrippa di rincontro, e i Numi e i ventiAvea secondi a la vittoria: alteroDella rostrata sua naval corona.

Quinci Antonio, con varie armi ed ajutiBarbarici, veniva alla tenzone;

E fin da lidi rubri, e dalle gentiDell Aurora c da Battro, in suo soccorsoTraea lEgitto e lOriente in armi.

E lEgizia consorte (oh ria vergogna!)

Anco il seguia. Già mosse eransi controPer urtarsi le navi e dar principioA la battaglia, e il mar tutto spumava,Rotto dai remi e dalle prue rostrate.

» Svelte nuotar le Cicladi diresti,

E monti a monti opporsi: a tanta altezza

Delle poppe si levano le moli

Torrite, onde vernano e fiamme ed armi

E tempesta e mina a tutta possa

Dai combattenti ; e il mar sotto, dal sangue

E dalla strage che si fèa, rosseggia.