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Duo grandi armale si vedeano pronte,
E ferver tulio d’armi e di navigliLeucade , e di moli’oro ardere i (ludi.Quindi Cesare Augusto a la battagliaGuida gl’itali tutti, e i senatoriE il popolo, e i Penati c i patrj Numi .Sublime ei stava in su la poppa eretto ;
E duo vivide fiamme erano gli occhi,
E la paterna graziosa stellaGli scintillava in capo. Era con luiAgrippa di rincontro, e i Numi e i ventiAvea secondi a la vittoria: alteroDella rostrata sua naval corona.
Quinci Antonio, con varie armi ed ajutiBarbarici, veniva alla tenzone;
E fin da’ lidi rubri, e dalle gentiDell’ Aurora c da Battro, in suo soccorsoTraea l’Egitto e l’Oriente in armi.
E l’Egizia consorte (oh ria vergogna!)
Anco il seguia. Già mosse eransi controPer urtarsi le navi e dar principioA la battaglia, e il mar tutto spumava,Rotto dai remi e dalle prue rostrate.
» Svelte nuotar le Cicladi diresti,
E monti a monti opporsi: a tanta altezza
Delle poppe si levano le moli
Torrite, onde vernano e fiamme ed armi
E tempesta e mina a tutta possa
Dai combattenti ; e il mar sotto, dal sangue
E dalla strage che si fèa, rosseggia.