I.’ E INFIDE
La Diva; e intra le nubi il luminosoArco segnando, al giovine disparve.
Turno la riconobbe; e verso leiChe si toglieva a la sua vista, alzandoAmbe le palme, Oh, disse, Irì, del cieloOrnamento e decoro, or chi li mandaA me quaggiuso? Ond’è che di repenteDi si tranquilla luce il ciel s’ammanta?Veggio aperto l’Olimpo, e nel serenoRotar le stelle. Obbedirò al tuo cenno,Chiunque tu sii che degli Dei mi chiamiA la battaglia. — E in questo dir, disceseA le ripe del fiume, e l’onda attinse,
E se ne sparse, ai sommi Iddii pregando.
Ma pieno di cavalli, e d’arme instruttoLuminose, e di molto oro e di vestiVariopinte superbo, a la campagnaGià procedea l’esercito. DinanziIva Messapo, e i giovani di TirroTenean l’ultime schiere; e Turno in mezzoDell’ordinanze vi cavalca, e in armiDi tutta la persona altrui sovrasta.
Cotal ratto si move e si componeL’esercito raccolto: a quella immagoChe fa ’l Gange profondo e il pingue Nilo ,Quando sedale le correnti, e TacqueRivocando dai campi al proprio letto,Tacitamente corrono alla china.
Dalla lunga i Trojani il nembo oscuroVidero della polve, e la campagna