I.’ FiSFIDF
Lanciò nel campo, ed ingaggiò la pugna.Quindi si caccia a la pianura; c secoSchiamazzando e ululando orribilmente,Seguonlo i suoi. Stupisce egli, mirandoPaurosi i Trojani e fermi al vallo,
Senza dar mano all’armi ed ischierarsiNe la pianura : ond’ ei torvo e sdegnosoCircuisce la terra, e spia per lochiInaccessi un’ entrata che l’accoglia.
Come lupo notturno, a pieno ovileInsidiando, al vento ed a la piova,
Ulula de la stalla a le chiusure;
Sotto a le madri belano securiGli agnelli; ed ci stizzoso e furibondoGià col disio li sbrana e li divora;
E per lungo digiun più lo martellaIl furor della fame, e l’arsa golaChe del sangue dell’agile è sitibonda:
Non altrimenti il Rutulo s’infiammaConsiderando il muro e gli alti schermiIncontra opposti; e l’ira ognor più intensaCuoce nell’ossa, cliè trovar non puoteCome riesca nella terra, o comeTrar ne possa i nemici a campo aperto.Finalmente si drizza egli alle navi,
Che dell’accampamento erano posteIn un fianco rimoto, e da più schermiGuardate, e da fluviali acque ricinte.
Ei con un tizzo ardente intra le mani,
Lieto agl’incendj i suoi compagni appella: