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Tomo III.
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LIBRO FONO

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Tulli volano allopra, e datre faciSi provvede ciascun, che li raccendeLa presenza di Turno e li avvalora.

Spogliali di tizzi i fochi; e le fiammantiTede mandano al ciel, con le faville,

Nube di pece vaporosa e negra.

Qual Dio , mi raccontate, eterne Muse,

Campò i Trojani di si crudo incendio?

Chi dalle navi allontanò le fiamme?

Fama naccerta di quel fatto, e il modoNe tace: manifesto or voi mel fate.

Quando ne la montana Ida le naviSi fabbricava Enea dai fati astrettoA cercar nuovi mari e nuova terra,

Listessa madre Berecinzia a GioveFe questo prego : 0 figlio, a la richiestaNon voler di tua madre esser nemico;

Ma, come ti son cara, anco nadempìIl desiderio. A me sorge sacrataE diletta da molti anni una selvaSul Gargaro sublime; opaca e densaDi negri pini e daceri robusti.

Di questa io fui cortese al giovin figlioDAnchise, che di navi avea mestieriPer involarsi; ma timor mi stringeDi lor sorte. Tu fa che indarno io tema,

E in ciò racqueta ogni sospetto mio,

Con far che danno alcun non intravvengaA queste navi, furor le infrangaDi venti, procella le sommerga: