LIBRO FONO
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Tulli volano all’opra, e d’atre faciSi provvede ciascun, che li raccendeLa presenza di Turno e li avvalora.
Spogliali di tizzi i fochi; e le fiammantiTede mandano al ciel, con le faville,
Nube di pece vaporosa e negra.
Qual Dio , mi raccontate, eterne Muse,
Campò i Trojani di si crudo incendio?
Chi dalle navi allontanò le fiamme?
Fama n’accerta di quel fatto, e il modoNe tace: manifesto or voi me’l fate.
Quando ne la montana Ida le naviSi fabbricava Enea dai fati astrettoA cercar nuovi mari e nuova terra,
L’istessa madre Berecinzia a GioveFe’ questo prego : 0 figlio, a la richiestaNon voler di tua madre esser nemico;
Ma, come ti son cara, anco n’adempìIl desiderio. A me sorge sacrataE diletta da molti anni una selvaSul Gargaro sublime; opaca e densaDi negri pini e d’aceri robusti.
Di questa io fui cortese al giovin figlioD’Anchise, che di navi avea mestieriPer involarsi; ma timor mi stringeDi lor sorte. Tu fa che indarno io tema,
E in ciò racqueta ogni sospetto mio,
Con far che danno alcun non intravvengaA queste navi, nè furor le infrangaDi venti, nè procella le sommerga: