di poemi epici. Per non parlare che di noi Italiani, Ariosto e Tasso si presero i primi seggi, e molti altri pur degnitengon lor dietro. D’altronde le nostre abitudini, il pre-dominio della ragione, lo avanzamento dello spirito umanonella conoscenza delle scienze fisiche e morali, ia nostrareligione affatto mistica e spirituale, non permettono i li-beri ardimenti dell’invenzione, che è l’anima dell’epopeja.Indarno dalle tenebre venerande dell’antichità noi trarres-simo fatti epici per adornarli c cantarli ai nostri contem-poranei; perchè la religione del paganesimo, che informòl’Iliade c l’Eneide, non può più a’nostri tempi produrrealcun grande effetto, essendosene ormai divulgata l’erro-neità ed invilita la credenza. Milton e Klopstock , derivandoda più alto i fili dei loro poemi, e collocandone la scenaalla creazione del mondo ed alla venuta del Messia, trova-rono nella promulgazione del cristianesimo il mirabile edil soprannaturale; personificando le virtù e i vizj e le po-tenze morali del creato, che tennero lor luogo di favola.Riusciti gl’italiani dall’ignoranza e dalle superstizioni incui giaceva l’Europa nei secoli di mezzo, sentirono eliol’intervento delle fate e delle malie potea loro fornire unmacchinismo sufficiente, c quindi il maraviglioso; ma nes-suno tra noi più crede a questi tali traviamenti della men-te, e nessuno vorrebbe contendere in questo trovato conTasso e con Ariosto , e con altri tanti poeti romanzeschidel cinquecento. Le opposizioni fattesi d’altra parte allaFarsalia di Lucano ed all’Enricheide, sconforteranno qual-unque giudizioso scrittore dal tórre a trattare azioni trop-po vicine; ed io invidio dopo miU’anni ai nostri posteri lastoria dei grandi avvenimenti occorsi rapidissimamente e
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