SONETTI
I’cr l’attentato della macchina infernale contrala vitadi Napoleone Bonaparte, seguito in Parigi il giornoventiquattro di dicembre 1800.
Prendi il mio crine, e non temer sventura,Disse al Gallico Eroe la calva Diva.
Lo prese il Forte, e al carro suo caplivaTrasse ognor la Vittoria e la Paura.
Spesso dove la mischia ardea più scui-a,Morte scontrollo, c lo guatò furtiva 5I\Ia d 1 un guardo atterrita e fuggitivaTorse il ferro, e celò la rea figura.
Alfin non ausa di ferir palese,
Di tradir s’ avvisò. Pianse al periglio11 Franco fato, e si coprì d’un velo.
Tremava il mondo. Ma la man Dio stese}Sviò 1’ orrido colpo , indi col ciglioQuetò P orbe tremante, e chiuse il cielo.
La gara delle Ire Repubbliche.
Fra tre gran Donne, che supremo han gridoDi libertà, superba lite ardea.
D isso la prima: To di virtù fui nido.
Io lo fui del saper, 1 ’ altra dieea.
Domai quanto è dal Caspio al Mauro lido,
E voi domai, la terza rispondea :
Quindi col Ciclo il mio poter divido:,
E toccai-, sì dicendo, il ciel parea.
Surse allor di gran mente e di gran coreLa Franca Donna, e per l 1 Europa domaUna voce gridò : Questa è maggiore}
Che giovine, e d’allor carca la chioma,
Di Sparta accoppia al marzìal rigoreD’ Atene il senno , ed il poter di Roma .