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1 (1839) Poesie varie / di Vincenzo Monti
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SONETTI

Al marchese Antaldo degli Antaldi.

Or clic Flora, fuggito il verno avaro,

Tutto spiega d’ aprile il verde onore,Dammi, dissi alla Dea , dammi rpiel raroFior che s’appella d’amicizia il fiore.

D’amor pegno e di fè eh’iniqua non muore,Vo’ sacrarlo ad un pio clic dell’ amaroMio caso si compiagne, e bello lia il coreCome l’ingegno. — E te nomai, mio caro.

Il fior che chiedi, invero è peregrino,

Ea Dea rispose, cd in lontano regnoDa pochi è culto il suo natal giardino.

Tu noi cercar nel mio. Cercalo in quelloDella Virtude. Fi se pur vuoi sia degnoDi quell’alma gentil, cogli il più bello.

Ai conte Francesco Cassi.

It, te pur, dolce amico, c te pur prendeDel mio soffrir pietadc^ ed in me fittoLo sguardo, mostri che il dolor ti fendeDi che misero io porto il cor trafitto.

\è la virtù che agli altrui mali intende,

In te si spense al meditar lo scrittoDel fiero vate clic in sentenze orrendeDi Farsaglia cantò l’alto delittoTempri la tua pietà dunque il rigoreDi quei feroci sentimenti, c belloIn bei carmi ne renda anco 1’ orrore.

FI diran tutti : L’italo cantore

Vinse il latino} che le Furie a quelloFur Muse, c a tc, leggiadro spirto, il core.