CANZONI, odi, ec.
Di Falerno, e sulla lira,
Col desio elle Bacco inspira,Porga pregili al suo vezzosoLigurino dispettoso.
Cianci allora AnacrconleColl’ idalio mirto in fronte,
E sturando un botticinoTutto colmo di buon vino,
Canti i baci, e il delicatoMento imberbe, c il bianco lato,E il gentil braccio tornitoDi Balillo catamito.
Tanto accieca, ohimè , le mentiBacco ai vati incontinenti!Fuorché il fonte intatto e puro,Altro nettare io non curo.
Lungi dunque dal mio seno,Lungi, o Bromio, il tuo veleno.Vanne, e recalo ad un Geta ,
A uno Scita , o ad un poetaChe di Pindo onta e flagelloSia cantor d’ ogni bordello.
Sì profano no, per dio ,
Non è il plettro e il canto mio.Io lodar vo sol le coseBelle, vaghe, graziose}
Io di versi aurea coronaTesser voglio in Elicona Solo al crin della furbettaVezzosissima Lisetta.
Grazie, Amori , qua correteSe imparar da lei voleteQualche nuova leggiadria,Qualche nuova furberia.
Quei begli occhi feritoriClic dan guasto a tanti cuori :