canzonette, anacreontiche
E <TAdriano c Cassio,
Sparsa le belle chiome,
Fra gl’insepolti ruderiM’ andò chiamando a nome.
Ma invan ^ che occulto e memoreDel già sofferto scorno,
Temei novella ingiuria,
Ed ebbi orror del giorno.
Ed aspettai beneficaEtade, in cui sicuroLevar la fronte, e 1’ etereFruir tranquillo e puro.
Al mio desir propiziaL’età bramata uscio,
E tu sul sacro Tevere La conducesti, o Pio.
Per lei già l’altre cadderoMen luminose e conte,
Perchè di Pio non ebberoL’augusto nome in fronte.
Per lei di greco arteficeLe belle opre feliciVan del furor de’secoliE dell’ obblio vittriei.
Vedi dal suolo emergereAncor parlanti e viveDi Periandro e Antistene Le sculte forme argive.
Da rotte glebe incogniteQua mira uscir Biante ,
Ed ostentar l’intrepidoDisprezzator sembiante :