CANZONI, ODI, ve.
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Il ciclo arrise: IndustriaCorse le vie d’ Atene ,
E n’ ebbe Sparta invidiaDalle propinque arene.
Ma che giovò? DimenticiDella mia patria i numi,
Di Roma alfin prescelseroGli altari ed i costumi.
Grecia fu vinta, e videsiDi Grecia la ruinaRender superba e splendidaLa povertà latina.
Pianscr deserte e squallideAllor le spiaggic acliive,
E le bell’arti corseroDel Tebro su le rive.
Qui poscr franche c libereIl fuggitivo piede,
E accolte si compiacqueroDella cangiata sede.
Ed or fastose obbl'ianoL’ onta del goto orrore,
Or che il gran Pio le vendicaDel vilipeso onore.
Vivi, o Signor. TardissimoAl mondo il ciel ti furi,
E con F amor de’ popoliIl viver tuo misuri.
Spirto profan, dell’ÈreboA 1’ ombre avvezzo io sono}Ma i voti miei non temonoLa luce del tuo trono.