CANZONI, ODI, EC. 116
Vacilla il cor, s’offuscanoLe luci, e manca il piede}
Tutta ò ne’sensi attonita,
E dove sia non vede.
Al caro viso il timidoSguardo levar non osa,
O a mezzo sguardo arrestasiIncerta e vergognosa.
Chiesta arrossisce e taccsi}
E se parlar pur vuole,
Il turbamento soffocaSul labbro le parole.
Troppo sconvolta è l’anima,
Troppo il timor la punge :
Ma il freno ai guardi allentasi,
Quando il garzon va lunge.
Fido il suo cor lo seguita,
E dove ei l’orme impresse,
Ivi i bei rai s’affisano,
E calca 1’ orme istessc.
Poi quando agli occhi estaticiAlfin distanza il toglie,
In mesta solitudineLo spirto e il cor raccoglie.
Ivi al pensici- raddoppiasiIl già gustato incanto^
Tutta di lui s’inebria,
E s’ abbandona al pianto.
Fra quelle dolci lagrimeVa ripetendo in menteI cari detti, e scorrereSu l’alma il suon ne sente.