CANZONETTE, ANACREONTICHE
I 28
LWITO D’UN SOLITARIO AD UN CITTADINO
Ode scrina Tanno 1793.
Tu che, servo di corte ingannatrice,
I giorni traggi dolorosi e foschi ,
Vieni, amico mortai, fra (pesti boschi,
Vieni, e sarai felice.
Qui nè di spose nè di madri il pianto,
Nè di belliche trombe udrai lo squillo }
Ma sol dell’ aure il mormorar tranquillo,
E degli augelli il canto.
Qui sol d’ amor sovrana è la ragione,
Senza rischio la vita e senza affanno}
Ned altro mal si teme, altro tiranno,
Che il verno e l’Aquilone.
Quando in volto ei mi sbuffa, e col rigoreDe’suoi fiati mi morde, io rido e dico:
Non è certo costui nostro nemico,
Nè vile adulatore.
Egli del fango prometèo m’ attestaLa corruttibil tempra, e di colei,
Cui donaro il fatai vase gli Dei,
L’ eredità funesta.
Ma dolce è il frutto di memoria amara}
E meglio tra capanne in umil sorte,
Che nel tumulto di ribalda corte
Filosofia s’impara.
Quel fior clic sul mattili sì grato olezza,
E smorto il capo su la sera abbassa,
Avvisa , in suo parlar, che presto passaOgni mortai vaghezza.