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1 (1839) Poesie varie / di Vincenzo Monti
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CANZONETTE, ANACREONTICHE

I 28

LWITO D’UN SOLITARIO AD UN CITTADINO

Ode scrina Tanno 1793.

Tu che, servo di corte ingannatrice,

I giorni traggi dolorosi e foschi ,

Vieni, amico mortai, fra (pesti boschi,

Vieni, e sarai felice.

Qui nè di spose nè di madri il pianto,

Nè di belliche trombe udrai lo squillo }

Ma sol dell’ aure il mormorar tranquillo,

E degli augelli il canto.

Qui sol d’ amor sovrana è la ragione,

Senza rischio la vita e senza affanno}

Ned altro mal si teme, altro tiranno,

Che il verno e l’Aquilone.

Quando in volto ei mi sbuffa, e col rigoreDe’suoi fiati mi morde, io rido e dico:

Non è certo costui nostro nemico,

Nè vile adulatore.

Egli del fango prometèo m’ attestaLa corruttibil tempra, e di colei,

Cui donaro il fatai vase gli Dei,

L’ eredità funesta.

Ma dolce è il frutto di memoria amara}

E meglio tra capanne in umil sorte,

Che nel tumulto di ribalda corte

Filosofia s’impara.

Quel fior clic sul mattili sì grato olezza,

E smorto il capo su la sera abbassa,

Avvisa , in suo parlar, che presto passaOgni mortai vaghezza.