CANZONI, ODI, E0. 1 29
Quel l'io che ratto all’Ocean cammina,
'Quel rio vuol dirmi che del par veloceNel mar d’ eternità mette la foce
Mia vita peregrina.
Tutte dall’ elee al giunco lian lor favella ,
Tutte lian senso le piante : anche la rudeStupida pietra t’ammaestra, e chiude
Una vital fiammella.
Vieni dunque, infelice, a queste selve ^
Fuggi l’empie città, fuggi i lucentiD’ oro palagi, tane di serpenti
E di perfide belve.
Fuggi il pazzo furor, fuggi il sospettoDe’ sollevati, nel cui pugno il ferroGià non piaga il tcrren, non 1’ olmo e il corro,Ma de’ fratelli il petto.
Ahi di Giapcto iniqua stirpe ! ahi diroSccol di Pirra ! Insanguinata c reaInsanisce la terra , e torna Astrea
Quindi l’empia ragion del più robusto,
Quindi falso l’onor, falsi gli amici,
Compre le leggi, i traditor felici,
E sventurato il giusto.
Quindi vedi calar tremendi e fieriDe’ Druidi i nipoti, e violentiScuotere i regni, e sgomentar le genti
Con l’arme e co’pensieri.
Enceladi novelli, anco del cielo
Assalgono le torri} a Giove il tronoTentano rovesciar, rapirgli il tuono ,
E il non trattabil telo.
Ma non dorme lassù la sua vendetta ;
Già monta su l’irate ali del ventojGuizzar già veggo, mormorar già sentoIl lampo e la saetta.
Mosti. Poesie varie.
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