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1 (1839) Poesie varie / di Vincenzo Monti
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CANZONI , ODI, EC. I 3 I

Lungi dunque il limor \ clic non s’oflendeImpunemente la castalia fronda ,

E quel crine è fatai clic si circonda

Delle delfiche bende.

Di Crise il dica la vendetta acerba,

Quando Apollo sonar fé’l’omicideFrecce su i Greci , c castigò d’Atri deLa ripulsa superba.

Auspice un tanto Dio , sciogli tranquillo.

Ninfa divina, il canto , e P alme scuotiAi severi difficili nipoti

Di Curio e di Camillo.

O far ti piaccia le virtù romane ,3Segno agli strali de’ veloci carmi,

O d’ilio i campi lagrimosi, o l’armi

E le colpe tebane^

O dell’Aurora i furti, o le fatiche

Narrar d’Argo ti giovi, e maga in ColeoImpallidir su 1’ incantato solco ,

O sospirar con Psiche ^

Teco vien la pietà, teco il diletto ,

Teco eleganza ne’bei modi ardita,

E quel che al cor si sente, e non s’imita ,

Parlar facondo e schietto.

Questa di carmi amabil arte in altoDi Teo levò la gloria e di Venosa ,

E P onor di colei clic dolorosa

Spiccò di Leuca il salto.

Di lesina Musa che le valse il vanto ?

Che le valse il favor di Citcrea,

Che, i passeri aggiogando , a lei scendea

Ad asciugarle il pianto ?

Nume più grande Amor con le divineEterne punte le piagava il fianco ,

Finche l’Ionio all’egro spirto e stanco

E al suo furor diè fine.