CANZONI , ODI, EC. I 3 I
Lungi dunque il limor \ clic non s’oflendeImpunemente la castalia fronda ,
E quel crine è fatai clic si circonda
Delle delfiche bende.
Di Crise il dica la vendetta acerba,
Quando Apollo sonar fé’l’omicideFrecce su i Greci , c castigò d’Atri deLa ripulsa superba.
Auspice un tanto Dio , sciogli tranquillo.
Ninfa divina, il canto , e P alme scuotiAi severi difficili nipoti
Di Curio e di Camillo.
O far ti piaccia le virtù romane ,3Segno agli strali de’ veloci carmi,
O d’ilio i campi lagrimosi, o l’armi
E le colpe tebane^
O dell’Aurora i furti, o le fatiche
Narrar d’Argo ti giovi, e maga in ColeoImpallidir su 1’ incantato solco ,
Teco vien la pietà, teco il diletto ,
Teco eleganza ne’bei modi ardita,
E quel che al cor si sente, e non s’imita ,
Parlar facondo e schietto.
Questa di carmi amabil arte in altoDi Teo levò la gloria e di Venosa ,
E P onor di colei clic dolorosa
Spiccò di Leuca il salto.
Di lesina Musa che le valse il vanto ?
Che le valse il favor di Citcrea,
Che, i passeri aggiogando , a lei scendea
Ad asciugarle il pianto ?
Nume più grande Amor con le divineEterne punte le piagava il fianco ,
Finche l’Ionio all’egro spirto e stanco
E al suo furor diè fine.