TERZINE
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LA VISIONE B' EZECIIIELLO 'cj
JZt dimisit me in medio campii(jui erat plenus oxsibus.
Ezccli., nxxvji, I.
Colà dove il reai padre Eridàno
Dai campi Ocnei scendendo urta con fieroCorno la riva alla diritta mano,
A respirar d’un vcnticel leggiero
I molli fiati, che vem’an dal inonte,
Mi trassi in compagnia del mio pensiero.Del chiaro sole mi feria la fronte
II raggio mattatili, tal che più schiettoNon comparve giammai su 1’ orizzonte.
Vista sì dolce all’affannato petto
Di mie cure togliea 1’ aspro tormento,Insolito spirando almo diletto:
Quando mugghiar dall’Aquilone io sento,
E repente appressarsi un procellosoTurbo , forier di notte e di spavento.Colossi il dì sereno, e al minacciosoPassar del nembo l’onda risospintaSi sollevò dall’imo gorgo ascoso :
E quindi in giro strascinata e spintaDal vorticoso vento ecco scagliarsiNube di lampi incoronata e tinta,
E tutta a me dintorno avvilupparsi,
E in un baleno colle gravi someDell’ oppresse mie membra alto levarsi.