TERZINE
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Deli, che questa non sia 1’ ultima notteDe’ crescenti mici dì ! Guardami, e vediChe innanzi tempo il tuo furor m’ingliiotte.
Tu mi guati, non parli, e ritta in piediPietosamente ti soffermi, e alquantoRespirar dalla tema mi concedi.
Oh Morte ! oh Morte ! Eppur tcrribil tantoNon sei qual sembri. Tu su gli occhi adessoMi chiami, in vece di spavento, il pianto.
Dunque più non fuggir, vienmi dappresso.
Ah! perchè tremo ancor? Vieni} ch’io voglioNe’ tuoi sembianti contemplar me stesso.
Questo che affiso d’ ogni carne spoglioArido scheltro, che di rea pauraEmpie là polve dell’ umano orgoglio ^
Questa di coste orribil selva e dura 5Queste mascelle digrignate, e questaDegli occhi atra caverna e sepoltura,
Quale al pensici- mi avventano funestaLuce lugubre che all’ incerto ciglioRompe la benda, e dal letargo il desta !
Di putredine e fango aneli’ io son figlio $
E tu tra poco, inesorabil Morte,
Su queste membra stenderai l’artiglio.
Di due contrarie Eternità le porte
Tu mi spalanchi. Io le riguardo e tremo,
E il pallor cresce delle guance smorte.
A cpial di queste, 0 mie speranze, andremo ?
E qual fia 1’ ora clic la man del FatoM’abbranchi, e de’miei dì tronchi l’estremo?
Lasso! alle spalle ei già mi freme, e alzatoTicnmi il ferro sul capo, e il colpo affretta,Gridando orrendamente, il mio peccato.
Addio , dolci lusinghe ! addio, dilettaImmagine di vita ! Ecco d’ accantoStanimi la Morte che la falce ha stretta.