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TERZINE
Prence caro agli Dei, clic chiudi in senoValor sovrano, alto consiglio, a cuiPietro confida di Wurtzhurgo il freno,
Se interrompere alquanto i pensici* tuiLice, e le cure clic vcglianti or sonoIn maturar la sicurezza altrui,
Non sdegnar di Parnaso il sacro suono,
Che piace anche al gran Giove, c vidi soventeL’ orecchio ai regi a lusingar sul trono.
Più bella è la Virlude e più lucenteFra i colori febei, qual mattutinaRosa in faccia al solar raggio nascente 5Che fresca, rugiadosa e porporina
Beve P amica luce , e par che intendaCom’essa è vaga, c d’ogni fior reina.
Virtù qualunque in uman cor s’ accenda ,
Della vita è conforto , c del destinoSola gli errori e le ferite emenda :
Sola agli affanni nel mortai cammino
Toglier può l’uomo, e all’alta degli DeiLieta condiz'ion farlo vicino.
Per lei la morte orror non ha, per leiNon rumoreggia disdegnoso il cielo ,
Nè avvampa il fulmin che spaventa i "ciOvunque ella si volge, è senza gelo,
Senza squallor la terra, c mille fioriVedi alzarsi ridenti in loro stelo.
E come il Sol co’ temperati ardoriSpirito infonde nelle cose, e schiettiDel suo bell’ arco stampavi i colori ;
Così Virtude negli umani pettiSoavità di Paradiso ispira,
Norma donando ai contumaci affetti.
Sovr’ essa il Cielo innamorato gira
Gli occhi, e nel cor dell’uom che la rinserra,L’immagine di Dio contempla e mira.