TERZINE
E pria che al suo Signor di morte il teloIl dì troncasse, a dimandar mercedeSola col suo dolor levossi al Cielo.
Colla parte di me che intende e vede,
Dietro le tenni, e le dorate porteVarcai con essa dell’ eterea sede.
Ma il Cielo , ohimè! lieto non era, c smorteGli Angeli della pace avean le gote,
E in pianto amaro le pupille assorte.
Sparse, neglette e d 1 armonia già voteTacean le cetre - , e sol s’ udian frequentiRotti singulti e sospirose note.
Sollcvaron le fronti egre e dolentiAl venir della Dea quei Cori eletti,Sospendendo le lagrime c i lamenti}
E in folta schiera intorno a lei ristretti,
Ma timorosi di funeste cose,
Stettero attenti ad ascoltarne i detti.
Giunta innanzi al gran Padre, e P amoroseLuci in lui fisa, ai gemiti, ai sospiriMescolando le sue voci affannose:
Gran Dio (diss’clla), c ancor laggiù non miriDel tuo figlio lo scempio? e ancor placatoI suoi crudi non t 1 hanno aspri martiri?
Perchè l’hai fra l 1 angoscio abbandonato?
E fermo in tuo furor d’atre saetteSiedi e di lampi rubicondi armato?
lo so ben che sei giusto, e che son retteLe vie che segni, e so qual ostia il lezzoDee purgar che irritò P alte vendette.
Ma col rigore non bilanci il prezzo,
E sci colla pictade ognor lo sdegnoDi tua giustizia a raddolcire avvezzo.
Clic più resta a soffrir? in lui ritegnoNon ebbero i tormenti, e fino al fondoEi ne bebbe il fatai calice indegno.