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TERZINE
Fischiati per l’aria i colpi e le percosse,Volali sparsi i cervelli, e frondi e spineFansi dintorno sanguinose e rosse.
L’intrepido campion sulle vicineScoscese rocce i fuggitivi incalza,
E li respinge nelle tane alpine.
Quindi d’un giogo la ventosa balzaSalì, che a guisa di tridente acutoFra due verdi montagne al cicl s’innalza.
Sopra scabro macigno ivi seduto,
In fronte di sudor si terse un rivoDal faticoso battagliar spremuto:
Mentre lassuso per aperto clivo,
I perigli obliando e le querele,Quell’armento il seguia salvo e giulivo.
Sgombro alfin d’ogni belva empia c crudele,Vestissi il poggio di ridenti erbette,
Ove amaro nascca pasco infedele.
Esultar ,gli arieti e l’agnelletto,
Esultarono i colli, ed i ruscelliCorsoi- di linfe salutari c schiette.
Con ale tremolanti i venticelli
Si gittavan sui rami, e la frondosaVerde chioma scotean degli arboscelli.
Dalla parte del ciel più luminosaEcco intanto venir candida e lieveNube , tutta gentil, tutta odorosa.
Così bianca talor falda di neve
Dai pendenti burron giù s’abbandona,Quando il raggio solar l’investe e beve.
Già sul monte si cala, e una personaDal pacifico grembo in due divisoCinta di veste pastoral sprigiona.
La risplendente maestà del viso,
L’amabil occhio palcsollo un veroFulgido ciltadin del paradiso.