TERZINE
J1 ciglio allor sevei-amentc abbassa,
E con sembianza dispettosa c franca.
Il magnanimo Eroe non guarda e passa.
Quando fu giunto, l’Angelo la mancaSulle spalle gli ferma, e colla drittaDi fiamme un pugno staccasi dall’anca}
E intorno ai lombi glicl’ aggruppa, c gittaDentro le fibre, die sentir l’internoBollor di calda robustezza invitta.
Piglia ( epiindi gli disse in tuon superno ),Piglia la verga di colui clic il ciglioChiuse dianzi colà nel sonno eterno.
Pasci quel gregge, c dall’ingordo artiglioTu il salva di crudci mostri die pressoMinacciano fatai scempio e periglio.
Pasci quel gregge, c, buon pastor, per essoNella battaglia cimentosa unquancoNon far risparmio del tuo sangue istcsso.
Qui tacque} ed egli generoso e francoPer celeste favor corse all’Estinto ,
E quella verga gli levò da fianco.
Poi, qual fu visto un dì scalzo e discintoPugnar cogli orsi e rovesciarli a terraL’egregio pastorei di Terebinto}
Tal questi allora colla destra afferraIl baston noderoso, e verso il colleVien colle fiere ad azzuffarsi in guerra.
La Fortezza il suo braccio in alto estolle,
Il Tcrror lo precede e la Vendetta,
E in sen lo zelo gli s’infiamma e bolle.
Colla foga d’ardente atra saettaD’irti lupi e leon fra la superbaFerocissima turba egli si getta.
Mena a traverso, e di ferita acerba
Agli audaci spezzando e teschi ed osso,Gli stende infranti sull’ arena c P erba.