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terzine
ELEGIE 5 ‘
I.
Or son pur solo, c in queste selve amicheNon v’è chi ascolti i miei lugubri accentiAltro clic i tronchi delle piante antiche.
Flebile fra le tetre ombre dolenti
Regna il silenzio, e a lagrimar m’invogliaRotto dal cupo mormorio de’ venti.
Qui dunque posso piangere a mia voglia,Qui posso lamentarmi, e alla fedeleForesta confidar l’alta mia doglia.
Donde prima degg’ io, Ninfa crudele,
11 tuo sdegno accusar ? donde fia maiCh’ io cominci le mie giuste querele ?
Sai che d’amore io son perduto, e saiPer chi porta il mio cor queste catene,Che sì dolci e gradite io mi sperai}
Tu il suon deridi de’ lamenti miei,
Ed esulti al rigor delle mie pene.
Già non voglio per questo, e non potreiLasciar cl’ amarli, eh’ anche dispictataT’ amo, come pietosa io t’ amerei.
Ma dimmi almeno, in che t’offesi, ingrata,Dimmi il delitto e la cagion per cuiQuesto fasto, quest’ ira ho meritata ?
Fido ogn’ istante sulle tracce io fui
Del tuo bel piede, e sol per te neglettiFuro i vestigli e le lusinghe altrui.