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1 (1839) Poesie varie / di Vincenzo Monti
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TERZINE

a3o

III.

Poco mi cale se non v’è chi serriCon benefica man 1’ ultima voltaL’ egre pupille e il ccner mio sotterri.

Quando fia l’alma dal suo Irai disciolta,

E inaridito della vita il fonte,

Resti pur la mortai salma insepolta.

Io non farò preghiera al rio Caronte Perchè mi pigli su la barca bruna,

E presto mi tragitti oltre Acheronte.

Abbiasi un tal desio chi cosa alcuna

Quassù non lascia a sè diletta, e intantoScende agli Elisi a migliorar fortuna.

Se non deggio al mio Ben starmi d’accanto,Che vaimi che l’inferno anco mi vogliaSuccesso! - di Minosse, o Radamanto ?

Deposta adunque la terrena spoglia,

Invisibile spirito vagante ,

Immemor dell’antica aspra mia doglia,

Su 1’orme io vo’ tornar delle tue piante,

O mia dolce nemica, e a te vicinoAggirarmi cangialo in Silfo amante.

O lungo un ruscelletto in sul mattinoI venticelli a respirar n’ andrai,

Clic rinfrescano il Sole in suo cammino ;

0 per onor del tuo bel sen vorraiI fioretti raccor, che all’improvvisoSotto il tuo piede germogliar vedrai}

Io sempre sarò teco} ed ora il visoA lambirli leggiero e rispettosoVerrò su l’ali d’un’ auretla assiso :

Ed or m’asconderò nel rugiadosoGrembo di qualche fortunato fiore,

Che andrà sopra il tuo petto a far riposo.