TERZINE
a3o
III.
Poco mi cale se non v’è chi serriCon benefica man 1’ ultima voltaL’ egre pupille e il ccner mio sotterri.
Quando fia l’alma dal suo Irai disciolta,
E inaridito della vita il fonte,
Resti pur la mortai salma insepolta.
Io non farò preghiera al rio Caronte Perchè mi pigli su la barca bruna,
E presto mi tragitti oltre Acheronte.
Abbiasi un tal desio chi cosa alcuna
Quassù non lascia a sè diletta, e intantoScende agli Elisi a migliorar fortuna.
Se non deggio al mio Ben starmi d’accanto,Che vaimi che l’inferno anco mi vogliaSuccesso! - di Minosse, o Radamanto ?
Deposta adunque la terrena spoglia,
Invisibile spirito vagante ,
Immemor dell’antica aspra mia doglia,
Su 1’orme io vo’ tornar delle tue piante,
O mia dolce nemica, e a te vicinoAggirarmi cangialo in Silfo amante.
O lungo un ruscelletto in sul mattinoI venticelli a respirar n’ andrai,
Clic rinfrescano il Sole in suo cammino ;
0 per onor del tuo bel sen vorraiI fioretti raccor, che all’improvvisoSotto il tuo piede germogliar vedrai}
Io sempre sarò teco} ed ora il visoA lambirli leggiero e rispettosoVerrò su l’ali d’un’ auretla assiso :
Ed or m’asconderò nel rugiadosoGrembo di qualche fortunato fiore,
Che andrà sopra il tuo petto a far riposo.