TERZINE
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Cadea poggiato su la manca il mento,
Quando alle braccia non so cbi mi piglia,Scuotendo il capo chino c sonnolento 5
E una voce all’orecchio (oh meraviglia!):Dormi, gridò , fìgliuol d’ inerzia ? OrmaiApri, io son che li chiamo, apri le ciglia. —
All’urto, al grido le pupille alzai,
E un alato garzon mi vidi innanteCh’ avea del Sole su la fronte i rai.
Io dalle chiome al piè tutto tremante
Rizzai le membra5 c: Non temer, diss’egliIn gentil soavissimo sembiante.
Grande e bella cagion vuol ch’io ti svegli:Alzati, e vola. — Al fin di questi accentiMi ravvolse la mano entro i capcgli : 5a
E le forti battendo ale lucenti,
Ratto si spinse come strai dall’arco,
Che lascia indietro men veloci i venti.
O aure, 0 nubi, col gravoso incarco
Del mio fral, non vi prenda onta e disdegnoSe per la vostra regione io varco.
Dall’ ima terra spettator qua vegnoD’ammirabili cose, e al mondo chiareAndranno, se il mio dir di fede è degno.
Tratto in aria pel crin, lungi mancareE fuggir mi vedea l’erte montagne,
Le cittadi, le valli e 1 ’ ampio mare.
Le nuvole fan largo, e le compagne
Nebbie pendenti ovunque alzo la facciaPer l’immense del cicl vote campagne.
Del fulmine passai sopra la traccia,
E tacque il cupo rimugghiar de’ tuoniDi spavento ministri c di minaccia.
Si chetarono i nembi e le tenzoniDell’ irate procelle c il tempestosoTerribile furor degli aquiloni.