TERZINE
Ma pur senlia (li zolfo e di nitrosoBitume odor si gravi e sì fetenti,
Che mi divenne il respirar penoso.
Ivi caldo di sdegni onnipossenti
Scende il Padre de’Numi in sua virtudeA fabbricarsi le saette ardenti.
Ira e Vendetta colle braccia ignudo
Gli stanno al fianco, e orribili rimbombiGetta d’ intorno la percossa incude.
All’alternar de’spaventosi rombi
Tremano i monti per timor che prestoLa ruinosa folgore giù piombi.
Pien di ribrezzo valicai per questoSentier sparso d’orrori e di paura;
Finché il fosco lasciando aere funesto.
In parte giunsi più serena e pura,
Onde tosto d’Olimpo ogni confineLuminoso m’ apparve oltre misura.
Mia guida il volo in su la cima alfineFermò di bianca nuvoletta, c intantoDalla man forte sprigionommi il crine.
Io gittava pur gli occhi in ogni cantoImpaziente ormai per lo desioDi saper perchè ascesi alto cotanto :
Quando un batter di palme, un mormorioD’ale commosse, un sibilar di manti,
E tal voce dal Sol scender s’udio:
Fate plauso, o Comete, o Mondi erranti;,Fate plauso al gran Guido, o Cherubini,O superne Potenze, o Troni, o Santi.
Odi come fra gaudi almi e divini,
Disse il mio Duca , del tuo Guido in cieloSuona il nome sul labbro ai Serafini.
Leva su gli occhi, e vedi: il denso velo 53Che lo sguardo mortai tienti impedito.Già ti sgombro davanti, e già ti svelo