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1 (1839) Poesie varie / di Vincenzo Monti
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TERZINE

Mi corse all’empia vista e gelo e focoPer le vene, e gridai: Pace, fratelli!

Per Dio , pace! e trovar non sapea loco.Parcami errar furente, irto i capelli,

Per le sacre di Roma erme mine,

E percuoter col pugno i chiusi avelli,

E agitarli, e svegliar P Ombre latine.

Ahi prisca gloria! ahi vani orgogli! ahi comeL’italica virtù cade a vii fine!

Io chiamava le antiche Ombre per nome;

E quelle, alzati i coperchi, c rimosseDai fieri aspetti le scorrenti chiome,Sporgean le fronti per veder che fosse.

E de’nipoti la viltà veduta,

Le fraterne discordie e le percosse ,

E l’arbitra del vinto orbe venutaIn servitù del servo; dolorosiQuei divi Spirti di sì gran caduta,

In volto si guardar muti e pensosi;

Indi qual vergognando giù cadea,

Gli occhi nel cavo delle palme ascosi;

Qual ritto in piè spiccandosi, metteaTutta fuori dell’arca la persona;

E, gridando vendetta, armi chiedea.

Altri, in cui più superba ira ragiona,

Diccan: Merta i suoi ceppi l’oziosa;

Dalle il fuso, e di mirti una corona.

E la faccia torcean bieca e sdegnosaDa quella mesta, che tenca sembianzaD’uom che cerca scolparsi, e dir non osa;Che di voce lo priva e di baldanzaDe’suoi falli il rimorso, e più tacendoChe parlando , fa scusa alla mancanza.Mentr’ io confuso il giudicar sospendoSu l’udite sentenze, e nel cor mioLa pietà col rigor va combattendo,