TERZINE
Tutta cl’armi tonar l’Alpe s’lidio,
E in macstade alteramente onestaUn gucrrier discendea pari ad un Dio !
Qual fra’Numi incedendo, il ciel calpestaDi Saturno il gran figlio, ed alla scossaDe’neri crini su 1’ ambrosia testa
Trema P Olimpo, e sente la commossaTerra l’impulso dell’ eterno piede;
Tale il Magno venia nella sua possa.
Muta il guarda 1’ Europa , e a lui mercedeGrida in segreto; ed ei ne libra il fato,Nò mortai occhio il suo librar mai vede.
Gli vien fedele la Vittoria a lato,
E non par eli’ei la curi, e clic d’oliva,Più che di lauro, ir goda incoronato.
Ma le apparse grand’Ombre, in cui bollivaAlto il disdegno delle viste offese,
E la patria piangean spenta, o mal viva;
Come vider l’Eroe, corscr comprese
Di maraviglia, c il nome, c di che genteSi fosse il Prode, si chiedean sospese.
E di sé gli fér cerchio in riverente
Atto, e abbracciarlo non ardfa nessuna;Che minor si sentia di quel Possente.
All’Infelice, che giacca di niuna
Speme in conforto, c si parca pur degnaDi riverenza c di mcn ria fortuna,
Colla pietà, che cor gentile insegna,S’appressò cjuell’Invitto, e la man stesaMagnanimo le disse: — Alzati, e regna.
Ed ella alzossi, c subito prostesa
Suo signor l’adorò : volea dir , figlio !
Ma la voce morì dal pianto offesa.
Ed ei le terse affettuoso il ciglio,
Ne trattò le ferite, c a lei, com’eraD’armi nuda e d’ardire e di consiglio,