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1 (1839) Poesie varie / di Vincenzo Monti
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TERZINE

Tutta cl’armi tonar l’Alpe s’lidio,

E in macstade alteramente onestaUn gucrrier discendea pari ad un Dio !

Qual fra’Numi incedendo, il ciel calpestaDi Saturno il gran figlio, ed alla scossaDe’neri crini su 1’ ambrosia testa

Trema P Olimpo, e sente la commossaTerra l’impulso dell’ eterno piede;

Tale il Magno venia nella sua possa.

Muta il guarda 1’ Europa , e a lui mercedeGrida in segreto; ed ei ne libra il fato,Nò mortai occhio il suo librar mai vede.

Gli vien fedele la Vittoria a lato,

E non par eli’ei la curi, e clic d’oliva,Più che di lauro, ir goda incoronato.

Ma le apparse grand’Ombre, in cui bollivaAlto il disdegno delle viste offese,

E la patria piangean spenta, o mal viva;

Come vider l’Eroe, corscr comprese

Di maraviglia, c il nome, c di che genteSi fosse il Prode, si chiedean sospese.

E di sé gli fér cerchio in riverente

Atto, e abbracciarlo non ardfa nessuna;Che minor si sentia di quel Possente.

All’Infelice, che giacca di niuna

Speme in conforto, c si parca pur degnaDi riverenza c di mcn ria fortuna,

Colla pietà, che cor gentile insegna,S’appressò cjuell’Invitto, e la man stesaMagnanimo le disse: — Alzati, e regna.

Ed ella alzossi, c subito prostesa

Suo signor l’adorò : volea dir , figlio !

Ma la voce morì dal pianto offesa.

Ed ei le terse affettuoso il ciglio,

Ne trattò le ferite, c a lei, com’eraD’armi nuda e d’ardire e di consiglio,