TERZINE
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Tal ratta io vidi nel piegar del guardoDal bel crin della Donna scintillandoLa corona partir del Longobardo;
E l’italico cielo illuminando,
Posarsi in fronte al suo Signor, clic fieroLa presse al capo, e la calcò col brando.
Stretto alla tempia del fatai Guerriero,Mettea quel cerchio riverenza e tema,
E sospeso del Mondo era il pensiero.
Dal travagliato Ispano c dall’ estremaElba prudente 1’ agenorea figliaSalutò il raggio del novel diadema.
Su la norica rupe ancor vermiglia
Del suo sangue affacciossi l’Alamanno ;Vide il suo meglio, ed abbassò le ciglia.
Ma di navi potente e più d’inganno,Bestemmiò, corseggiando il porporinoLigure flutto, il predator Britanno ;
Ed affrettava dall’aperto Eusino
L’irto Russo, clie anela il freddo poloCol bel cielo cangiar di Costantino . —
Qui di mia vis'ion fu tronco il volo \
Qui dagli occhi sparì 1’ alto CantoreDel gaudio eterno e dell’eterno duolo.
E un sorriso che parvenu d’amore,
Mi raggiò nel partir l’Ombra gentile,
Sì che dentro brillar m’intesi il core.
Pien di questo il pensier, vate non vile.Scrissi allor la veduta maraviglia:
E fido al fianco mi reggca lo stile