SESTINE
SOPRA I DOLORI DI MARIA VERGINE(1779)
Non ò questo il Calvario? e non son questeLe ferali di morte ombre angosciose?
10 sento l’auro taciturne e mesteGemer tra i cedri e tra le querce annose,
E fin dai fondamenti ultimi e cupiCommosse intorno traballar le rupi.
Oh flebil Monte ! oh flebili tenebre !
Qual gelido spavento il cor m’agghiaccia?Veggo di nube pallida e funebre
11 Sol coprirsi per terror la faccia,
Di mirar ricusando il tuo delitto,
Empia S'ionne, e il suo Fattoi - trafitto.
Egli alfine spirò. Lagrime, usciteIn larga vena ad innondarmi i rai :
E voi, balze petrose, ah non mi diteCome spirò, ch’io già l’intesi assai:
E tu per poco, oh Ciel, lascia ch’io veggiaFra quali oggetti il mesto sguardo ondeggia.
Chi è colei che al duro tronco appressoAtteggiata di doglie e smorta in visoImmobil stassi al par del tronco istessoCon gli occhi vólti all’ innocente ucciso ?
L’ ambascia acerba che sul cor traboccaOgni accento le tronca in sulla bocca.