SESTINE
ÀI sembiante divin, su cui repenteSi distese un color pallido c fosco,
Se il giorno incerto al guardo mio non mente,Misera genitrice, io ti conosco.
Ali! qual ti trovo? Tu non sei più quellaCh’eri poc’anzi, sì leggiadra e bella.
Dov’ è la faccia rilucente e schiettaQual roseo volto di nascente aurora ?
Bianca come la luna, e al pari elettaDel Sol che i colli e le campagne indora?Sparì qual raggio ncll’orror di notteChe guizza fra le cieche ombre interrotte.
Così dunque tu sei la fortunata,
La benedetta fra 1’ ebree donzelle ?
Così tcn vai di glorie coronata,
Del ciel regina a passeggiar le stelle ?
Già dileguossi la tua gioia j e soloSei fatta albergo d’ amarezza e duolo.
Verrà la punta d’un acuto acciaro,
Simeon disse, a trapassarti il core,
E tu sarai di lungo pianto amaroDotata un giorno e di crudel dolore.
Ahi che il presagio per tuo rio tormentoFu pieno d’ un funesto adempimento !
Lidi arenosi dell’ estrema Egitto ,
Voi la vedeste oppressa di pauraFuggir col Figlio, e collo spirto afflittoInfra il silenzio della notte oscura:
D’
ogni
fronda il tremar, d’ <
il {ischio
Moltiplicava alla sua tema il rischio.