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1 (1839) Poesie varie / di Vincenzo Monti
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SESTINE

ÀI sembiante divin, su cui repenteSi distese un color pallido c fosco,

Se il giorno incerto al guardo mio non mente,Misera genitrice, io ti conosco.

Ali! qual ti trovo? Tu non sei più quellaCh’eri poc’anzi, sì leggiadra e bella.

Dov’ è la faccia rilucente e schiettaQual roseo volto di nascente aurora ?

Bianca come la luna, e al pari elettaDel Sol che i colli e le campagne indora?Sparì qual raggio ncll’orror di notteChe guizza fra le cieche ombre interrotte.

Così dunque tu sei la fortunata,

La benedetta fra 1’ ebree donzelle ?

Così tcn vai di glorie coronata,

Del ciel regina a passeggiar le stelle ?

Già dileguossi la tua gioia j e soloSei fatta albergo d’ amarezza e duolo.

Verrà la punta d’un acuto acciaro,

Simeon disse, a trapassarti il core,

E tu sarai di lungo pianto amaroDotata un giorno e di crudel dolore.

Ahi che il presagio per tuo rio tormentoFu pieno d’ un funesto adempimento !

Lidi arenosi dell’ estrema Egitto ,

Voi la vedeste oppressa di pauraFuggir col Figlio, e collo spirto afflittoInfra il silenzio della notte oscura:

D’

ogni

fronda il tremar, d’ <

il {ischio

Moltiplicava alla sua tema il rischio.