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SESTINE
Mesta in mirarti la Pietà superna,
La mano agli ocelli per 1’ orror si mette 5Sola resiste la Giustizia eternaChe rovescia su te le sue vendette.
Ma questa è 1’ Ostia che l’ingrata e reaUmanitade al suo fallir chiedea.
Ecco il seipe di vita, ecco quel sassoChe Dio spiccò dalla pendice apricaDe’monti eterni, e rotolando abbassoL’idolo infranse della colpa antica.
Colpa felice e bella, che d’un tantoRiparatore meritasti il vanto !
Ei votò sino al fondo il vaso orrendoNel fiele babilonico temprato,
Ed in quel nero calice tremendoV’cra il tossico ancor del mio peccato:Questo, più che l’altrui, fu il rio velenoChe l’alma tutta gli sconvolse in seno.
Quell’iu’to intelligenza alta d’amoreDal sen del Figlio propagò, c sospinseSpietatamente della Madre al core,
Che d’ orrore aggbiacciossi e si restrinse.Così alla Madre ed al Figliuol trafittoFu crudele egualmente il mio delitto.
Ed io resisto ancora? e la superba
Fronte ancor alzo a sì lugubre oggetto ?
A me, Vergine, a me la spada acerbaChe a te stridendo si piantò nel petto!Guarda questo mio cor quanto è orgoglioso,Quanto ai sospiri e al lagrimar ritroso !