SESTINE
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Si rallegrò la parctonia riva,
Esultarono i colli, c fuor del fiumeDall’ignote spelonche il Nilo uscivaPer riverenza all’ appressar del Nume :
Tacquer d’Iside i sistri e la cortinaSulla novella deità vicina.
Tu intanto richiamando al tuo pensieroL’ira d’un re spietato e i tradimenti,
Onde sparser di sangue anrpio sentieroDi Bctelemme i pargoli innocenti,
Scossa dal tristo immaginato oggettoStringevi il Figlio inorridita al petto.
Ma che giovò d’un truce empio tirannoScampar l’ingordo insidioso artiglio,
E col prezzo crudel di tanto affannoFuggitiva salvarti il caro Figlio,
S’egli vittima alfin cader doveaDella rabbiosa crudeltà giudea ?
Miralo tutto sanguinoso e pesto,
Scarnato i fianchi, illividito e nero.
Ahi che il grande spettacolo funestoFa ribrezzo e paura anche al pensiero !Questo, o Madre, è il tuo Figlio? è questo il visoGià delizia ed amor del Paradiso ?
Qual avido leon che un agnelletto
Ancide, e lorda le grand’ugne c i denti,
Così l’Ebreo perverso c maledettoSu queste incrudelì membra innocenti.
Povero Rcdcntor, povero core,
Quanto ti costa un infinito amore !