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SCIOLTI
Star di vergini intatte e di fanciulliNelle nere pupille, in guardia prendiDi Venere la figlia, c al tempo avaroNon consentir che le tue rose involiAlle caste sue gote. A lei concediLa non caduca gioventù de’Numi ,
Cli’ ella di Numi è sangue} e come belleTu fosti, o Diva, d’Erinion le forme,
Così virtude a lei fe bello il core.
Immenso della luce eterno fonteVibra i suoi dardi il sole, e nelle coseSveglia la vita} e tu, reina eternaDe’cor gentili, se bontà vicn teco,
L’amor risvegli clic stagion non perde,
E spargi di perenne alma dolcezzaLe perigliose d’Imeneo catene.
Bacia epieste catene , inclito figlioD 1 Agenore} le bacia, ed in vedertiGenero eletto a due gran Dii, t’allegra,
Ma cognato al tonante Egioco GioveNon ti vantar, che l’alta ira di GiunoCostar ti farà caro un tanto onore.
Pur, dove avvenga clic funesto nemboTurbi il sereno de’tuoi dì, non frangaL’avversità del fato il tuo coraggio,
Cliè a sè l’uom forte è Dio . Tutte egli premeSotto il piè le paure, e delle ParcheSu ferrei troni alteramente assiseCon magnanima calma i colpi aspetta.
Così cantava. All’ultime parole,
Di non lieto avvenire annunziatrici,
Cadmo chinò pensoso il ciglio, c scuraNube di duolo d’Ermion si sparseSulla candida fronte. Anco de’ AumiSi contristar gli aspetti, ed un silenzioNe seguì doloroso. Allor la Diva