SATIRICHE, EC.
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Parto d’irato ingegno,
Magro, esangue, deforme, anzi che bello,Io ti temeva, e degli sguardi indegnoDel mio severo amicoCarlo , re dell’ onore, e senno antico.
Or d’onde avvien che bruttoPiù non mi sembri, e tuttoDa quel di pria diverso,
Gajo mi splendi e ben nudrito e terso?Dond’ è ?... Ma folle ! che vaneggio adesso ?Tu sci sempre lo stesso:
E parer ti fa bello
La man che ti trascrisse, o mescliinello;Magica man che quandoSulle corde sonore
Scorre maestra, altrui rapisce il core.
Di tanto onor superbo
Rispondi dunque a chi ti morde acerbo:
Me rigido Sermon, ma per dispetto
Da certa gente detto
Classica ciancerulla 1
Angelica fanciulla " 5
Esemplò di suo pugno; e dal sereno
De’suoi begli occhi scese
La virtù che mi rese
Degno d’un guardo del severo amico
Carlo, re dell’onore, e senno antico. —
Ciò dirai: ma pon mente
Che al sovrano parer di certa gente