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1 (1839) Poesie varie / di Vincenzo Monti
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SATIRICHE . EC.

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Che non v’è rischio che giammai corrutteSicn le caste mie voglie, e eh’ io le tocchiSe fossi peggio ancor di Fcrranttc.

Onde adesso men vo di lingua e d’occhiSempre modesto, nè timor mi piglioChe in me Cupido , le sue punte scocchi.

Passo i giorni illibati, e come giglio

La coscienza ho bianca, e se il volessi,

Non saprei come porla in iscompiglio.

Lunghe le orazion, devoti e spessiI digiuni: e così fo che s’emendeOgni grave peccato ch’io commessi.

Sto sempre in casa - , e intanto o che s’imprendeA dir dei salmi, o che della MadonnaLa coroncina dalle man mi pende.

in somma in. battagliar mai non s’assonnaColla carne, col mondo e col demonio,

Che dello spirto uman tanto s’indonna.

E ch’altro deggio io far? Forse l’aonioPlettro in mano recarmi, e dalle cordeTrarne quindi un gentil carme bistonio?

Le Muse al mio pregar avverse c sordeVan lungi, che inalarsi hanno pauraSu queste sponde pestilenti e lorde.

Fugge da me l’antico estro, e la puraSua luce esporre all’aria ei non s’attentaPer lo timore che diventi oscura.

La bella in somma poesia paventaPassar per queste bande, ove l’eternoGracidar delle rane il ciel tormenta.

Pensa mo adesso in questo nuovo inferno,

Qual dall’inerzia sonnacchiosa or fasseDe’ miei spirti febei crudo governo !

Le fibre in capo si allentare, e casseD’estro c di forze immaginose e pronte,Divenncr più che mai languenti e lasse.