POESIE SCHERZEVOLI
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Onde non altro poi ne colsi in frutto,
Clic molto pentimento e molti affanni}
Poco di laude, e nulla di costrutto.
Venne per giunta a crescerne i malanniQuel tristo di Cupido, e col suo focoPiù dama volta mi fe caldi i panni.
Ben fu propizio al cominciai’} ma pocoConforto ebbe la fiamma in sen concetta,Clic un satiro, tu il sai, turbommi il gioco.
Qual sarà il ferro, la mazza, l’accetta,
Iniquo satiraccio, che t’accoppi,
E unisca alla comun la mia vendetta?
Ma buon per me ch’ora in amor son zoppiLi desir nostri, c clic per le mie labbiaNon è (juesto il più. amaro dei sdoppi.
L’esscr dannato alla deserta sabbiaD’una spiaggia di cui già non crcd’ioCh’altra più scellerata al mondo v’abbia}
Oli questo sì è un supplicio che per dioArrabbiar fammi, c bestemmiar di core,
E il destili maledire acerbo c rio.
Fra Sarmati e Getùli, o fra l’orroreChiuso io non son di politiche paludi,
Come Nason maestro esul d’amore}
Ma fra genti però sì sconcie e rudi,
Sì ferine d’aspetto e di costumi,
Sì sgarbe, e di talenti così crudi,
Che se ben sopra d’esse aguzzi i lumi,
Tu figlie le dirai d’orsi e leoni,
O di ghianda pasciute o d’irti dumi.
Se a parte ognuno a contemplar ti poni,
Di volto liberal puoi due contarne,
Che il resto è un brutto stuol di Lestrigoni.Le donne poi, che fede io posso farne,
Han le sembianze sì bizzarre e brutte,
E così rancia e ruvida la carne,