SATIRICHE j EC. 345
Ma tanta festa e tanto
Viver beato non durò clic quantoL’ oro in lui chiuso. AppenaNe volò fuori l’ultimo zecchino,
Fu gittato il meschino
In parte dove ogn’ immondezza cola,
E di lui non s’intese più parola. —
Or mi rivolgo a te, mignon novelloDella volubil Dea. Di sua caducaFalsa amistade non ti far sì Lello,
S’hai dramma di giudizio entro la nuca.
Pensa ond’esci, e non dir: Non soli pili quello ,Perchè stringi la mano a qualche duca.
Sii largo a tempo} e se non vuoi lo smaccoDi tornar epici di pria, pensa al mio sacco.
IL VILLANO E L’ASINO
Preso aveva un villanoUn asino a guardiano
D’un suo giardino, acciò clic da’ corbacciE dagli altri uccellacciMondo il tenesse, che da tutte parliDiluviavano a stormo, cd insolentiDavan guasto ai legumi e alle sementi.
Fa •a P asili chiamato Aliboronc,
E avea riputazioneD’asin probo, onestissimo,
D’asino incapacissimoDi frodar al padroneIl nocciolo neppur d’un bozzacchionc :