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1 (1839) Poesie varie / di Vincenzo Monti
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NOTE

Eiì or ni’ asconderò nell’ odorosoGrembo di qualche fortunato fioreChe anderà sul tuo petto a far riposo.

Oh soggiorno beato ! oh sorte I oh amore 1Se lice in guiderdon di tanto affettoDopo morte abitar presso quel core,

In cui vivo non ebbi unqua ricetto.

Pag. 233 .

5a Et apprchcndit eum Angelus Domini in vertice cjus, et portavit eumcapillo capitis sui. — Dan. c. i4 3 *>. 35.

Pag. 234.

53 Adspicc : namque omnem, qua* nunc oMueta tuenlilYIortalos hel»etat visus tibi, et huinida circumCaligat , nul>em eripiain. —- Firg. En. I. 2, v. 6o4*

Pag. 235 .

54 Et qui sedebat, similis erat aspectu lapidis jaspidis et sardinis: etiris erat in circuiti! sedis. — Apoc. c. t\ , v. 3.

Pag. 238 .

55 Probasti cor meum, et visitasti noctc : igne me cxaminasti, et nonest inventa in me iniquitas. — Psalm. 16, v. 3.

Pag. 24 °-

5G Et vox illius tamquam vox aquarum multarmn. — Apoc. c. 1 , i5.

Ivi.

57 Et de throno proccdcbant fulgura, et voces, et tonitrua. — Ibid. c. 4j e. 5.

Pag. 266.

58 Vedi fra queste poesie PAnacreontica intitolata : II Cespuglio dellequatlro rose, a carte 155.

Pag. 288.

So Cadmo , cognato di Giove per le furtive nozze di questo dio collasua sorella Europa . Di qui erano nate le gelosie di Giunone 5 per lo qualiessa non intervenne alle nozze di Cadmo , c ne perseguitò la famiglia.

Pag. 289.

Co Secondo la Mitologia ciascuno iddio aveva il suo fulmine parti-colare, ma a niuno era dato di poter maneggiare il fulmine di Giovefuorché a Minerva. Bellissima allegoria ; perocché egli è veramente allaSapienza che si conviene essere ministra c vendicatrice dell 5 irritata po-tenza divina. Questo privilegio di Minerva si vedrà diffusamente illustratonel volume dc J Poemetti, nelle Note alla Musogonia.

Ivi.

G» Cadmo fu quegli clic insegnò in Grecia l’arte di scrivere: ciumantea (dice Natal Conti, Myt. lib. Vili, cap. 23) res philosophicce perfabulosas narratìoncs tantum in manus ad posteros tradcrcntur .

Pag. 290.

Ga Filosofìa è uno amoroso uso di sapìcnzia il quale massimamente ein Dioj perocché in lui è somma sapienziae sommo amore _> e sommoatto j che non può essere altrove se non in quanto da esso procede . Fdunque la divina Filosofia della divina essenzia^ ce. Dante , Convito, Trat.Ili, cap. 12.